Lumbard Tas. Anche dopo Gallera, Lombardia is Italy, un errore dietro l’altro. L’impunità sovrana

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di Stefania Piazzo – “Nell’ordinanza del Ministero della Salute, pubblicata oggi in Gazzetta Ufficiale, si può leggere la ricostruzione dell’errore commesso da Regione LOMBARDIA nell’invio dei dati Covid”. Lo mette nero su bianco su Facebook il vice ministro dell’Economia Antonio Misiani, pubblicando l’ordinanza.

“Il 20 gennaio sono stati trasmessi dalla Regione alla Cabina di regia nuovi dati ‘con revisione anche retrospettiva da metà dicembre 2020’. I nuovi dati hanno portato ad una modifica del valore Rt. Un indicatore di cruciale importanza nella classificazione delle regioni -scrive Misiani-. Questo nuovo invio di dati – che ‘costituisce una rettifica degli stessi da parte di Regione LOMBARDIA‘ – ha portato alla riclassificazione da rosso ad arancione del livello di rischio in LOMBARDIA. Un errore imperdonabile. Danni enormi”. “Responsabilità politiche gravissime”…

Quanto è accaduto in Lombardia, con le conseguenze economiche e l’impatto su attività già piegate da quasi un anno di pandemia, non deve stupire. Funziona così. E’ così che il Paese va avanti, da Nord a Sud. L’approssimazione della politica, che galleggia accanto al traccheggio della burocrazia, nell’impunità sovrana. Chi ha sbagliato? Chi ammetterà? O sarà pari patta?

Sovrano non è più neppure il popolo, la cui sovranità da tempo non è un dogma. Basta vedere chi viene eletto, i criteri di scelta, i fondamentali grazie ai quali si operano le scelte: non la conoscenza, non la competenza ma il consenso social, la rincorsa populista nel proporre taumaturgiche e facili vie d’uscita dai problemi.

L’errore lombardo non è un frammento lunare, un incidente di percorso. E’ il sistema istituzionalizzato che sfugge alle logiche spesso del chi sbaglia paga. Nel privato l’errore viene sanzionato. Nel sistema pubblico, dipende…

Le leggi sbagliate ricadono sui cittadini, non sul legislatore, mano spesso oscura, figlia di un funzionario barocco che vive su Marte, né ricade sul politico che ha firmato la legge e che pure vive fuori dal mondo reale.

Manager pubblici, commissari straordinari, come figure mitologiche intoccabili, cui è tutto lecito, anche non rendere pubblici gli atti degli appalti, degli acquisti straordinari, affollano la gestione della cosa pubblica. E mentre i conti dei commercianti, dei lavoratori a spasso, diventano rossi, al massimo può accadere che l’espiazione della colpa per aver fermato per nulla l’economia più forte del Nord e tra le più forti del Nord Europa, sia un cambio d’ufficio. Romanamente spostare, possibilmente più in alto.

Se poi ci sono polemiche sull’operato di un direttore generale, la regola della promozione toglie le castagne dal fuoco. Prendiamo il caso dello sfortunato  Luigi Cajazzo, direttore generale della sanità lombardo dal 2018, promosso vice segretario generale della Regione con delega all’integrazione sociosanitaria. Dopo i successi alla guida della sanità durante l’emergenza Covid ha lasciato il posto a Marco Trivelli, 56 anni, manager storico della sanità lombarda.
 Cajazzo, pur contattato, riportava l’Ansa, non aveva commentato ma da ambienti vicini al dg trapelava ‘soddisfazione per il delicato e autorevole incarico che gli è stato offerto, segno del riconoscimento per quanto sin qui fatto, con professionalità e spirito di abnegazione encomiabile” incarico che servirebbe per ridisegnare il sistema sanitario lombardo territoriale.

 Passano un paio di mesi e l’ex direttore generale della Sanità Lombarda, viene indagato  dalla Procura di Bergamo insieme ad altri funzionari della Regione Lombardia nell’ambito dell’inchiesta con al centro la gestione della pandemia, le mancate zone rosse e in particolare il caso dell’ospedale di Alzano, prima chiuso e poi riaperto.

Insomma, questa è l’Italia. Chissà quanto tempo ci vorrà per finire un processo, e se i giudici avevano ragione oppure torto. Nel frattempo è certo solo Lumbard, paga e tas.

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