Un genitore su 7 ha perso il lavoro, 6 su 10 lo hanno ridotto. E’ solo l’inizio della fame

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di Stefania Piazzo – Devastante, un impatto devastante. L’altro giorno il presidente di Confindustria ha pregato il governo di abbattere la burocrazia che frena tutto. Che non fa arrivare i soldi al popolo, alle imprese, a chi aspetta la cassa integrazione in deroga. Siamo alla fame.

Lo scovolgente rapporto di Save the children dice quello che la politica non ci dice. Anche se già lo sappiamo.

“Quasi 1 genitore su 7” tra quelli in condizioni socio-economiche più fragili, pari al 14,8%, ha perso il lavoro per via dell’emergenza Covid-19, oltre la metà lo ha perso temporaneamente. “Circa 1 minore su 5” ha più difficoltà a fare i compiti rispetto al passato e, tra i bambini tra gli 8 e gli 11 anni, “quasi 1 su 10” non segue mai le lezioni a distanza o lo fa meno di una volta a settimana. 

Il rapporto include un sondaggio “L’infanzia in isolamento” , realizzato dal 22 al 27 aprile on line, per Save the Children dall’istituto di ricerca 40 dB su un campione di oltre 1000 bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni e i loro genitori, che include un 39,9% del totale che si trova in condizioni precarie economicamente anche a causa della crisi dovuta al Coronavirus.

Ma non solo, anche più di 6 genitori su 10 sono alle prese con il lavoro sospeso, senza stipendio. Il 32,3% delle famiglie è entrato nella fascia della vulnerabilità economica. Un terzo della popolazione. E il 44% dei genitori pensa di non tornare più alla normalità del lavoro.

E leggete qui.

Quasi la metà delle famiglie con maggiori fragilità (45,2%) vorrebbe “le scuole aperte tutto il giorno con attività extrascolastiche e supporto alle famiglie in difficoltà”. E sei genitori su dieci (60,3%) ritengono che i propri figli avranno bisogno di supporto quando torneranno a scuola vista la perdita di apprendimento degli ultimi mesi.

Ma la scuola dov’è?

Guardiamo ora il frigorifero delle famiglie.

Quasi la metà di tutte le famiglie con bambini tra gli 8 e i 17 anni intervistate (44,7%) ha dovuto ridurre le spese alimentari e il consumo di carne e pesce (41,3%). Un dato ancora più allarmante – sottolinea Save The Children – se si considera che prima del lockdown il 41,3% delle famiglie più fragili beneficiava del servizio di mensa scolastica per i propri figli e per quasi tutti loro (40,3%) questo servizio era esente o quasi da pagamenti. Una famiglia su tre (32,7%), inoltre, ha dovuto rimandare il pagamento delle bollette e una su quattro (26,3%) anche quello dell’affitto o del mutuo. Il 21,5% delle famiglie non ha potuto comprare medicinali necessari o ha dovuto rinunciare alle cure mediche necessarie per mancanza di soldi. Una famiglia su cinque, infine, è dovuto ricorrere a prestiti economici da parte di familiari o amici e il 15,5% ha dovuto fare conto su aiuti alimentari”.

Ci fermiamo qui. Ma oltre a dirci che dobbiamo stare distanti un metro e mezzo, e che dobbiamo cercare le mascherine e i guanti che non ci sono, e che dobbiamo stare zitti e buoni “altrimenti ci arrabbiamo”, con multe per un caffè bevuto di nascosto e multato per 260 euro, hanno una idea straccia dell’idea di stato, di nazione, di comunità, di ripresa, di lavoro?

Perché il problema più di ogni altro, è che non li vediamo angosciati questi politici in televisione. Si danno dell’asino a vicenda, ma siccome non hanno probabilmente mai lavorato e non sanno come si arrivi a fine mese, perché avevano e hanno tutto già garantito, non sanno cosa voglia dire non avere più un lavoro. Loro, non hanno bisogno della cassa integrazione in deroga. Vivono da sempre in deroga.
   

Photo by NeONBRAND

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