Tetto al prezzo del gas, affare per Berlino, meno per noi?

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di Gigi Cabrino – L’Unione Europea ha mosso un primo passo verso il price cap imponendo un tetto ai ricavi delle aziende e energetiche.
Francesca Galici su Il Giornale ha analizzato il documento e, a quanto pare, ad avvantaggiarsi sarebbe soprattutto la Germania. Noi , come spesso succede, molto meno.


“L’Europa ha fatto il primo vero passo verso il price cap ma questa potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per l’Italia, quasi una beffa per il nostro Paese se non cambieranno le condizioni. E ad avvantaggiarsene potrebbe essere proprio la Germania, che solo pochi giorni fa è finita nell’occhio del ciclone per aver elargito 200 miliardi alle sue imprese, violando il patto di solidarietà che sta alla base dell’Unione Europea”.


“Nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea che è stata appena pubblicata, si legge che la Commissione europea ha introdotto un tetto ai ricavi dell’energia elettrica che viene prodotta da fonti diverse rispetto al gas. Ciò significa che chi opera nel campo della produzione, sia questa rinnovabile o attraverso materiali fossili, d’ora in poi non potrà incassare più di 180 euro al Megawattora”

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E prosegue: “A lvello di mercato cambierà molto poco stando su questa linea, perché il prodotto finale continuerà a essere venduto al prezzo standard, che attualmente è superiore a quel tetto imposto all’Europa. L’unica differenza consiste nel fatto che ciò che viene incassato oltre quei 180 euro al Megawattora non entrerà più nelle casse dei produttori, perché la differenza finirà nelle casse dello Stato”.


“Quei soldi che entreranno dovrebbero servire agli Stati per intervenire sui costi delle bollette energetiche al consumatore finale, che sia aziendale o privato. Un meccanismo contorto che per il nostro Paese potrebbe non portare i benefici che si sperano, stando almeno alle prime stime. Il motivo è molto semplice: oltre la metà dell’energia elettrica prodotta in Italia deriva dal gas e su quella produzione l’Europa ha deciso di non intervenire”.


Il Giornale osserva che se si toglie “questa quota importante di produzione, in quel che resta c’è la frazione che viene ricavata dalle centrali idroelettriche, ma in questo caso il price cap è valido solo per gli impianti che non utilizzano serbatoi di approvvigionamento, che sono il sistema prevalente nel nostro Paese. E considerando che il price cap non è stato attuato nemmeno nelle produzioni che utilizzano il carbone ma solo in quelle alimentate a lignite, che nel nostro Paese non viene utilizzata, quel che entrerà nelle casse italiane è davvero un’inezia”.


Secondo gli analisti i vantaggi per le casse italiane sarebbero di circa 3 miliardi.
“A trarre vantaggio dal price cap introdotto dalla Commissione europea, per ironia (ma non troppo) della sorte potrebbe essere proprio la Germania perché per la sua produzione fa ampio uso di lignite, ha ancora 3 centrali nucleari attive e, soprattutto, ha ampi impianti di produzione da fonti rinnovabili. Ciò significa che nelle casse delle Germania potrebbero potenzialmente entrare alcune decine di miliardi di euro, che sommati ai 200 miliardi già stanziati andrebbero a falsare in maniera decisa la concorrenza europea a tutto vantaggio della Germania”.

Gigi Cabrino nato a Casale Monferrato (AL) nel 1977, laureato in economia aziendale, in Teologia e specializzato in servizi socio sanitari, padre di quattro figli. Consigliere comunale a Villanova Monferrato per due mandati a cavallo del secolo scorso e a San Giorgio Monferrato dal 2019. Lavoro nella scuola pubblica da alcuni anni come insegnante prima e tra il personale non docente poi. Atleta di fondo e mezzofondo da sempre.

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