Pagamenti, le piccole imprese sono le più virtuose. Sud in ritardo

24 Giugno 2023
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 Le aziende grandi “differiscono i pagamenti” alle piccole, con un ritardo che arriva “a 69 giorni dall’emissione della fattura”. Questo quanto emerge da una denuncia sollevata dall’ufficio studi della Cgia . Una situazione – spiega la Cgia – che è un peso per “la liquidità” delle imprese, e che con l’aumento dei tassi da parte della Bce è destinata a peggiorare. “Storicamente è sempre stato così e il fenomeno si è puntualmente ripresentato nei primi tre mesi del 2023 – osserva la Cgia- con la frenata del Pil i ritardi sono tornati ad aumentare”.

“L’economia frena e nelle transazioni commerciali tra privati ​​tornano ad allungarsi i tempi di pagamento delle medie e grandi imprese nei confronti dei propri fornitori – si rileva – oggi nel nostro Paese il saldo avviene dopo 69 giorni dall’emissione della fattura. Questa è una cattiva abitudine regolamentare italiana che consolida l’abuso di posizione dominante delle aziende imprenditoriali più grandi a danno di quelle più piccole. Non solo. L’aspetto più subdolo, comunque, sta nel fatto che lo slittamento spesso intenzionale del saldo fattura consente ai committenti di finanziarsi a costo zero, facendo scivolare i creditori verso l’insolvenza”. Il differimento dei pagamenti, “oltre a rappresentare una modalità molto diffusa in Italia, rischia di pesare negativamente sulla liquidità delle imprese, fino a compromettere la competitività e la reddittività, quando per esempio il creditore deve ricorrere a un finanziamento esterno. E con il nuovo probabile aumento dei tassi di interesse che la Bce ha annunciato nei giorni scorsi, molto probabilmente la situazione è destinata a peggiorare”. 

Rispetto alle medie e alle grandi imprese – segue la Cgia – “quelle di più piccola dimensione sono le più puntuali nei pagamenti. Sempre nel primo trimestre 2023, i dati Cribis evidenziano che il 42,5% del totale delle imprese di piccola dimensione presente in Italia ha saldato le fatture nei tempi definiti per contratto. Man mano che aumenta la dimensione aziendale la percentuale scende; le peggiori pagatrici, infatti, sono le grandi imprese che hanno registrato un valore pari al 14,9%.Le piccole imprese mostrano tempi di pagamento inferiori alla media nazionale.Sempre nel primo trimestre di quest’anno, infatti, le realtà di piccolissima dimensione hanno onorato i propri impegni contrattuali in 65 giorni, le grandi imprese in 67 e quelle medie in 71”. 

Il ‘ritardo’ del sud. “Se nel primo trimestre di quest’anno a livello nazionale il tempo medio di pagamento è stato di 69 giorni – si osserva – le imprese committenti della Sicilia hanno saldato i propri fornitori dopo 83 giorni. Nella classifica dei cattivi pagatori alle aziende della Valle d’Aosta con 78 giorni e quelle del Friuli Venezia, e della Calabria con 76. Le aziende pagatrici più virtuose, invece, risiedono in Veneto (con un tempo medio di pagamento pari a 66), in Lombardia (64), in Trentino Alto Adige (63) e, in particolar modo, in Liguria (62). Sempre nel primo trimestre del 2023, la percentuale in cui i pagamenti sono avvenuti dopo i 30 giorni interessa soprattutto il Sud. In Molise il ritardo coinvolge il 14,1% , il 14,9% in Campania, il 17,8% in Calabria, e il 18,3% in Sicilia”. 

In questo primo trimestre 2023 le aziende residenti nelle 10 province più virtuose nei pagamenti sono state: Sondrio, Bergamo, Brescia, Lecco, Biella, Belluno, Como, Forlì-Cesena, Monza-Brianza, Mantova. Le situazioni più critiche, invece, hanno interessato Crotone (98esima), Messina, Ragusa, Vibo Valentia, Caltanissetta, Catanzaro, Palermo, Reggio Calabria, Siracusa, Trapani. I settori “meno virtuosi sono ceramica, macchinari, siderurgia, e installatori”.

 I tempi medi di pagamento più elevati vengono praticati “dai committenti dei settori della ceramica (91 giorni), dei macchinari (82), della siderurgia e dell’installazione (entrambi con 81), dei servizi alle imprese (77), delle costruzioni (73) e della produzione chimica e della gomma (entrambi con 72)”. I più virtuosi, invece, riguardano “i trasporti (54 giorni), i servizi di ospitalità (49) e, in particolar modo, i servizi alle persone (42). Se fotografiamo la percentuale dei pagamenti oltre i 30 giorni, i settori più ritardatari in questo inizio 2023 hanno riguardato i bar e la ristorazione (19,7% del totale dei contratti), la grande distribuzione (12,2%), l’alimentare (12,1%) e l’agricoltura (11,4%)”.

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