L’ereditò del Britannia – Il Governo dei migliori pronto a privatizzare i servizi pubblici locali

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di Luigi Basso – A quasi trent’anni dai fatti del Britannia, con l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge sulla Concorrenza, sembra di essere giunti quasi al termine di quel lungo percorso di cessione delle proprietà e delle ricchezze pubbliche italiane ai privati, meglio se stranieri: un viaggio che la classe dirigente e politica italiana ha compiuto con grande passione ed energia, dimostrando che quando vuole raggiungere un determinato traguardo non si risparmia ed è capace di unirsi a coorte, pronta alla morte.


La nostra infaticabile classe politica – tutta insieme – ha iniziato negli anni ’90 il lungo percorso di spoliazione con la demolizione del mercato del lavoro attraverso l’eliminazione della scala mobile, la precarizzazione dei contratti, la delocalizzazione delle aziende verso l’est Europa e la Cina.
Poi è toccato alle grandi holdings pubbliche finire dal macellaio: ferrovie, telecomunicazioni, energia, gas, trasporti, tutto è stato sottratto alla proprietà pubblica.


Contemporaneamente all’epopea dei Capitani Coraggiosi (come dimenticare gli acquisti dei beni pubblici a debito ?) si è impostata la cessione delle moneta e del potere legislativo all’Unione Europea.
E poi è stata la volta della spoliazione dell’industria, dell’agricoltura soffocata dalle “quote” con i raccolti mandati al macero ed i vitelli uccisi nelle stalle sacrificati al verbo della UE, poi è toccato alla Grande Distribuzione commerciale, ai marchi della moda, al settore automobilistico, alle banche, alle assicurazioni, finite tutte, ma proprio tutte, in mano a gruppi stranieri.
Un elenco di sottrazioni lungo, sicuramente incompleto.


Ecco ora che il Governo Draghi, per festeggiare degnamente i 30 anni di politiche del Britannia, ha deciso di farsi dare la delega dal Parlamento per privatizzare i servizi pubblici locali: acqua, in barba la referendum del 2011 (a proposito, a che serve votare ai referendum se poi a Roma fanno quello che vogliono ?), rifiuti, trasporti, gas, spiagge, concessioni marittime, lacuali, fluviali.
Dopo questa altra tosata, agli italiani restano in mano solo le città d’arte.


Ecco, il patrimonio storico ed artistico sarà presto l’ultimo capitolo (si spera) di una spoliazione che fa impallidire al suo cospetto i grandi saccheggi della storia: parliamo di beni, assets e attività stimabili in decine di migliaia di miliardi, mutlipli di tutto il debito pubblico che è pure mostruoso.
Una spoliazione che è stata fatta senza alcuna protesta dello spogliato: un caso che sarà studiato anche tra mille anni nelle Università.


Un caso unico nella Storia: complimenti alla classe dirigente italica ed al popolo che ha permesso ciò.

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