E niente, il 37% del valore aggiunto nazionale arriva da Nord Ovest e Nord Est

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Il 37% del valore aggiunto nazionale e’ prodotto da unita’ locali di imprese del nord-ovest e il 25,5% da quelle del nord-est; seguono il Centro con il 20,8% e il Mezzogiorno con il 16,8%. E’ quanto emerge da un report diffuso oggi dall’Istat relativo all’anno 2019. Le unita’ locali di gruppi multinazionali italiani ed esteri (2,1% del totale nazionale) hanno contribuito nel 2019 per il 36,1% al valore aggiunto e per il 41,9% al fatturato dell’intera economia. Il contributo maggiore e’ giunto da unita’ locali di Lazio (55,8% del fatturato regionale), Lombardia (48,9%) e Piemonte (45,9%). Ai primi posti per produttivita’ del lavoro si confermano le unita’ locali di Milano e Bolzano/Bozen. Rispetto al 2018 nelle prime 20 posizioni entrano le unita’ locali di Lodi e Frosinone ed escono quelle di Padova.

Nel 2019 la produttivita’ apparente del lavoro e’ stata pari a circa 48mila euro su base nazionale (si conferma quindi il valore registrato l’anno precedente) mentre la produttivita’ mediana e’ stata poco oltre i 34mila euro per addetto (33mila nel 2018). Nel nord-est i comuni ad alta produttivita’ (cioe’ con un livello superiore alla mediana nazionale) hanno rappresentato l’80,9% del totale, nel nord-ovest il 65,1%, al Centro il 44,5% e nel Mezzogiorno il 17,4%. Nei comuni ad alta produttivita’ sono presenti il 76,7% delle unita’ locali e l’83,8% degli addetti, che hanno contribuito a produrre circa il 90% del valore aggiunto nazionale. Nel nord e nel Centro la presenza di unita’ locali e forza lavoro nei comuni altamente produttivi e’ stata superiore alla media nazionale, mentre nel Mezzogiorno hanno raccolto il 42,8% delle unita’ locali, la meta’ degli addetti (51,2%) e il 61,8% del valore aggiunto.

Alcune specificita’ il report dell’Istat le ha individuate osservando il dettaglio regionale. In particolare la provincia autonoma di Bolzano/Bozen si e’ distinta nel 2019 per un livello di produttivita’ molto diffuso sul territorio: quasi tutti i suoi comuni (il 99,1%) hanno registrato una produttivita’ uguale o superiore al valore mediano nazionale (Figura 2). Seguono, con valori superiori al 70%, Veneto (84% dei comuni ad alta produttivita’), Emilia Romagna (79,6%), Lombardia (77,4%), Friuli-Venezia Giulia (72,6%) e la provincia autonoma di Trento (71,8%). Tra le regioni del Centro-nord, Lazio (25,7%) e Liguria (34,2%) hanno registrato la minore incidenza di comuni ad alta produttivita’ e in entrambe le regioni la maggior parte del valore aggiunto regionale si e’ concentrato nel comune capoluogo. In particolare, il 70% del valore aggiunto del Lazio e’ stato prodotto nel comune di Roma e il 54,9% del valore aggiunto della Liguria nel comune di Genova rispetto al 26,1% registrato dal complesso dei comuni capoluogo di regione italiani o al 29,4% registrato da Milano.

Le regioni del Mezzogiorno presentano una incidenza nettamente inferiore di comuni ad alta produttivita’ (produttivita’ del lavoro superiore alla mediana nazionale). L’Abruzzo, con il 30,5%, presenta il valore piu’ elevato, seguono Campania (21,6%), Basilicata (18,3%) e Sardegna (16,4%). Puglia (13,6%), Molise (13,2%), Calabria (11,6%) e Sicilia (11,5%) registrano l’incidenza piu’ bassa. Resta comunque significativa la situazione della Basilicata: la produttivita’ mediana registrata dai comuni ad alta produttivita’ in questa regione e’ stata pari a 46mila euro, un dato inferiore solo ai territori piu’ produttivi del nord, come i comuni ad alta produttivita’ della provincia autonoma di Bolzano/Bozen (52mila euro), della Lombardia (50mila), dell’Emilia-Romagna (49mila) e della Valle d’Aosta/Valle’e d’Aoste (48mila).

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