Bollette, salta il contributo di solidarietà per i redditi superiori a 75mila euro

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 In legge di bilancio ci saranno circa 800 di milioni aggiuntivi per il contenimento dei rincari di luce e gas. Salta, invece, il contributo di solidarietà per i redditi superiori 75 mila euro. Dopo una giornata di tensioni e veti che hanno portato anche all’interruzione del Consiglio dei ministri è passata la linea di minor resistenza. Gli 800 milioni destinati a raffreddare le BOLLETTE arriveranno per 500 milioni dalla riforma di Irpef e Irap per il 2022 e per circa 300 milioni da altri fondi reperiti in bilancio e non utilizzati appieno. In tutto quindi per il primo trimestre del prossimo anno ci sarà un intervento da 2,8 miliardi. Gli interventi sono contenuti in un emendamento che verrà presentato in Aula durante il dibattito sulla legge di bilancio. Previsto anche un taglio dei contributi una tantum, nel 2022, concentrato sui lavoratori sotto i 35mila euro. All’intervento sarebbe dedicato circa un miliardo e mezzo. 

 Ieri Draghi aveva incontrato i sindacati, prospettando il piano per l’utilizzo del tesoretto di due miliardi presente in manovra: 1,5 per il taglio delle tasse, 500 per le BOLLETTE. Stamani, però, nell’incontro con capi delegazione e responsabili economici dei partiti, il premier ha avanzato una nuova idea: annullare gli effetti del taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 75 mila euro, come “contributo di solidarietà” da cui sarebbero derivati altri 248 milioni di euro da utilizzare per abbattere i rincari di luce e gas. L’intervento, inizialmente era stato letto come una sorta di una tantum a carico dei redditi più alti. In realtà si trattava solo di escludere la fascia di contribuenti maggiori dai benefici della riforma. Più che un aumento un mancato taglio. Una misura che se fosse stata confermata avrebbe abbracciato una platea di circa un milione di contribuenti pari al 2,43% del totale. Erano favorevoli Pd, Leu e M5s ma la manovra si è infranta sul “muro” di Forza Italia, Lega e Iv. Con queste posizioni, mentre si rincorrevano le dichiarazioni di “pro” e “contro”, si è arrivati in Consiglio dei ministri. Draghi ha cercato di mediare nella discussione piuttosto tesa tra i ministri, ma alla fine ha dovuto prendere atto che sulla sua proposta non c’era accordo. 

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