Bce, rialzo dei tassi a luglio

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Se un embargo totale sul gas “non sarebbe catastrofico dal punto di vista economico” bisogna però intervenire per rispondere all’andamento dell’inflazione. Per questo la Bce si prepara ad alzare i tassi d’interesse e a proseguire nella riduzione degli acquisti di titoli. Al tempo stesso, però, è pronta a introdurre nuovi strumenti per intervenire in caso di impennata degli spread. A rivelare la strategia di Francoforte è Olli Rehn, governatore della Banca centrale finlandese, in una intervista con un ristretto gruppo di media europei – tra cui il quotidiano italiano “La Stampa” – a margine del seminario “Global Europe” di Salisburgo dove l’ex commissario europeo agli Affari economici ha incontrato il suo successore, Paolo Gentiloni, per discutere delle prospettive dell’Eurozona e dei possibili interventi di politica monetaria e fiscale da parte delle rispettive istituzioni Ue

. “Penso sia ragionevole – ha spiegato Rehn – prevedere per luglio un aumento dei tassi in linea con la normalizzazione della nostra politica monetaria. E mi aspetto un azzeramento in autunno, ovviamente a patto che non ci siano contraccolpi dalla situazione in Ucraina tali da far deragliare gli sviluppi dell’economia europea”. Dal momento in cui la Bce ha preannunciato un cambiamento nella sua politica monetaria, i rendimenti di alcuni titoli di Stato sono aumentati: i Paesi ad alto debito come l’Italia potrebbero essere nuovamente a rischio e Rehn rileva che “una delle lezioni apprese dopo le crisi dell’euro e del Covid è stata che la politica fiscale e quella monetaria devono lavorare di pari passo per rafforzarsi”. “Il tema della frammentazione tra gli Stati membri è certamente al centro della discussione. È per questo che nel marzo 2020 abbiamo creato il programma di acquisto di emergenza relativo alla pandemia (Pepp, ndr), servito proprio a evitare questa frammentazione. Allo stesso tempo, però, non possiamo condizionare la politica monetaria alla politica fiscale” ha affermato. Rehn ha chiarito che “il nostro mandato principale è la stabilità dei prezzi e dobbiamo concentrarci su questo. Ecco perché ci sarà una normalizzazione della politica monetaria, con un tasso di azzeramento piuttosto rapido. Ben sapendo che allo stesso tempo avremo nella nostra cassetta degli attrezzi una sorta di strumento che potrebbe aiutarci a contrastare la possibile frammentazione delle condizioni finanziarie in Europa”.

E sul fronte di una strutturazione di questo strumento, Rehn ha argomentato: “Abbiamo già giocato una carta di questo tipo e dovremmo essere preparati a creare uno strumento simile nel caso ce ne fosse bisogno. Ma ancora non conosciamo la natura della prossima crisi. Quindi penso non sia il caso di delineare i principi di uno strumento senza sapere la natura della crisi. Però sarebbe utile indicare che siamo pronti ad agire in modo appropriato e che abbiamo i mezzi di base di farlo. Quindi se ci fosse una normalizzazione dei tassi a partire da luglio, dovremmo inviare ai mercati il segnale che un altro incoraggiamento potrebbe arrivare contemporaneamente o quando necessario”.

Contemporaneamente vuol dire in parallelo al Pepp oppure dopo? “Non farei un collegamento rigoroso in termini di tempistica. L’importante – ha risposto il governatore della banca centrale finlandese – è lavorare su entrambe le dimensioni. Non sto dicendo che dovremmo creare uno strumento legale in questo momento. Ma che bisogna definire alcuni principi, alcune linee guida. Una cornice entro la quale creare uno strumento giuridico, se necessario e opportuno”. A fronte però dei tassi d’interesse che aumentano e che per alcuni Paesi andare sul mercato sta diventando più costoso, all’ex commissario europeo agli Affari economici è stata anche chiesta una opinione sulla proposta di Mario Draghi, che ha chiesto uno schema simile a “Sure”, basato sui prestiti, per finanziare il caro-bollette attraverso bond comuni. “Nel marzo 2020 – ha risposto Rehn- la politica monetaria agì per prima, dopodiché fu fondamentale avere una risposta della politica fiscale, sia da parte degli Stati, sia a livello europeo. E a mio avviso è stato un successo”.

“Ma la vera cartina di tornasole per qualsiasi nuovo strumento -ha proseguito Rehn- sarà l’attuazione del Next Generation EU. Sarà il banco di prova per altre azioni simili. Per quanto ne so, la proposta di Draghi riguarda i prestiti piuttosto che le sovvenzioni. E penso che sia per certi versi opportuna. Ma questo è un qualcosa che spetta ovviamente ai leader Ue”. Draghi ha chiesto un intervento ‘in tempi molto rapidi’ e sulla fattibilità di questa visione Rehn ha chiarito così a “La Stampa” il punto di osservazione: “Non siedo al Consiglio europeo e dunque non sta a me decidere. Ripeto: l’attuazione del Next Generation Eu sarà la cartina di tornasole per qualsiasi passo ulteriore. Perché bisogna convincere i cittadini che il denaro europeo viene usato in modo efficace per riformare le economie e le amministrazioni dei nostri Stati membri”.

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