Fine della censura. I cortocircuiti del moralismo immorale

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di Sergio Bianchini – Con un sorriso soddisfatto Franceschini annuncia la fine della censura cinematografica:

“Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”.

Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha firmato il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.

Un intervento che introduce il sistema di classificazione e supera definitivamente la possibilità di censurare le opere cinematografiche: non è più previsto il divieto assoluto di uscita in sala né di uscita condizionata a tagli o modifiche.

Sembra finita” definitivamente” un’era di arbitrio e prepotenza che però la grande maggioranza ricorda come un’era di bei film. E come sempre si protegge il nuovo, che di solito è inconsistente, proclamandolo terminator di un passato obbrobrioso in cui non era salvaguardata “la libertà dell’artista”.

Anche in questo caso però si tratta di una misura che non cambia praticamente nulla salvo fare finta di essere eroici e ribadire un eroismo sempre uguale, quello della liberazione di qualcuno.

In realtà i film saranno soggetti ad una autovalutazione in base a 4 livelli: opere per tutti, opere non adatte ai minori di anni 6, opere vietate ai minori di anni 14, opere vietate ai minori di anni 18. La classificazione è proporzionata per legge alle esigenze della protezione dell’infanzia e della tutela dei minori, con particolare riguardo alla sensibilità e allo sviluppo della personalità propri di ciascuna fascia d’età e al rispetto della dignità umana.

Tale autovalutazione dovrà essere supervisionata e approvata da una commissione ministeriale di 49 membri esperti di diritto, pedagogia, di tutela dei minori, sociologi esperti di infanzia e adolescenza, 3 provenienti dal mondo della difesa degli animali e 4 esperti di cinematografia.

Perciò alla fine dei conti la libertà totale è sempre impossibile anche se viene presentata come la più fantastica delle mete. Ed il cortocircuito del moralismo immorale si perpetua. Si fa finta di voler cambiare tutto e non cambia mai niente. Il cinema tra l ’altro non è più un punto caldo della comunicazione ed in realtà il sopravvive ciò che viene riciclato successivamente nei circuiti televisivi.

Ormai tutto l’occidente vive questo cortocircuito tra l’esagerazione retorica del principio di libertà e la necessità di contenere l’assurdo che viene generato ogni giorno da una cosa che sembra separata. Oggi la grande maggioranza in occidente non sente carenze di tipo libertario ma una enorme carenza di buon governo.

Le elites politiche schiave delle proprie parole d’ordine ormai stantie non riescono a dedicarsi davvero al buon governo. In Italia abbiamo visto dilagare la disonestà e l’improvvisazione, il debito, la cattiva gestione dell’economia, il degrado totale della scuola, la fine della giustizia e perfino l’antica libertà di parola di chi ha dei pensieri è sempre meno tutelata.

Uno schizofrenico liberismo autoritario sta dilagando, intimidisce e schiaccia la grande maggioranza e continua però sadomasochisticamente a liberare solo piccole minoranze di diversità incurante del comune sentire che ostacola e teme come il principale nemico.

Anche la rivoluzione sessuale che da 60 anni è la spinta principale del nuovismo relazionale comincia ad essere in crisi. La chiesa dopo le batoste degli anni ‘70 su divorzio e aborto sta defilata ma sia in Italia che nel mondo intero la richiesta di stabilità morale, di patti onesti tra uomini e donne, di patti chiari e promesse mantenute tra i cittadini e i governanti è in aumento. La famiglia ormai quasi distrutta in occidente rimane l’unico orizzonte delle basilari relazioni umane, un concetto che nessuno nega ma che l’intellighenzia o gran parte di essa teme tantissimo. Anche nei giovani il nomadismo, la vita avventurosa e appagante sul piano amatoriale ha perso fascino e smalto. Non parliamo poi del nuovo corso nel vecchio terzo mondo dove l’ammirazione per lo stile di vita dell’occidente, salvo il reddito, è ormai finita.

Fa specie vedere che questa esigenza sia poco capita dai vertici della chiesa anche se alcuni segnali di ritorno all’ovvio ci sono. Per ora purtroppo se volete trovare un accanito sostenitore delle novità e avversario dei “normalisti” dovete andare, oltre che nel mondo del sinistrismo militante, negli ambienti cattolici. Non parlo dei preti che sicuramente percepiscono il problema. Parlo di quei collaboratori la cui prima cura è dimostrare che sono “aperti” e nemici del becero tradizionalismo.

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