Fiumicino – Test in aeroporto: “Noi sbarcati dalla Spagna, nessuno ci ha fermati. Ma allora l’emergenza c’è o non c’è?”

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di Stefania Piazzo – Fiumicino, arriva il volo da Malaga. La Spagna è un’osservata speciale e il test per chi sbarca è un obbligo. Lo sancisce l’ordinanza del ministro Speranza.

In redazione ci arriva una segnalazione, è di una coppia di turisti romani, tornano dal mare, da Malaga appunto.

Cosa c’è mai di così importante da raccontare? Prendiamo il telefono, carta e penna, li contattiamo e ascoltiamo quello che è accaduto. Ecco la loro versione. Si tratta di professionisti sanitari, ligi alle regole, esterrefatti e, a dirla tutta, anche un po’ arrabbiati. Perché il test obbligatorio, vuoi per una svista dei controlli, vuoi perché forse il meccanismo degli arrivi e dell’immediato incanalamento verso i punti di esame non è così… immediato, a loro nessuno lo ha indicato. Se lo sono andati a cercare per scrupolo e per senso di responsabilità. Sarà l’eccezione che conferma la regola.

Ci racconta il medico, che qui chiamiamo Maurizio M.

“Allora, le racconto la trafila della nostra vacanza. Alla partenza da Roma, ci siamo registrati online sul sito del ministero spagnolo della sanità. Abbiamo compilato una autodichiarazione per specificare la nostra provenienza, le ragioni del viaggio, la meta del soggiorno e che non abbiamo sintomi da coronavirus”.

Quindi il vostro viaggio parte tracciato.

“Esatto. Via mail ci è stato poi inviato un codice da portare sempre con sè. Arriviamo, e con stupore notiamo che non ci viene misurata la temperatura. O almeno, non la misurano a tutti”.

Vanno a campione?

“Abbiamo avuto questa impressione, dato che noi e altri non siamo stati fermati. A meno che il criterio fosse la provenienza… Davvero non ne ho idea”.

Vada avanti, dottore.

“C’era però un percorso obbligato qualunque fosse la provenienza. Al controllo ci vengono chiesti il codice e il documento di identità. Eravamo però preoccupati per il rientro a Fiumicino, leggevamo di code, di tempi lunghi, di orari….”.

Al ritorno cosa accade?

“Stampo il modello cartaceo dal sito italiano, perché non c’è modo di registrarsi online come in Spagna. La compagnia con cui viaggiamo ci invia un memo in cui ci rammentano l’obbligo del tampone in Italia per chi arriva dalla Spagna”.

Che iter seguite allo sbarco?

“Arrivati a Fiumicino, erano le 12,20 circa, nessuno ci dice nulla, ci ritroviamo come tutti gli altri in aeroporto. Ci fermiamo al bar a prendere un caffè prima di uscire, chiediamo al barista dove sono i punti di controllo per il Covid ma ci dà indicazioni generiche”.

Quindi andate voi alla ricerca del tampone?

“Per forza. Ci avviamo verso il recupero dei bagagli, passiamo finalmente sotto il termoscanner, dopodiche chiedo: ma per fare il tampone? E la risposta è “se volete dovete andare dopo la postazione della Finanza, a destra”. Ci avviamo, superiamo la Finanza e poco prima di uscire dall’aeroporto compaiono le indicazioni. “Ministero della Salute-Punto Covid”. Ma con sorpresa notiamo che non è un percorso obbligato. Te lo devi cercare!”.

Poteva uscire senza tampone?

“Certo, se non ci fossimo rivolti noi di nostra spontanea volontà, potevamo evitare il tampone. Al punto covid compiliamo un altro modulo, facciamo la fila per il tampone nasale e dopo esito negativo usciamo. Una signora che era dietro di noi leggendo il modulo si interroga: Ma se non compilo che ne sanno da dove arrivo?”.

Chi c’era a controllare?

“Per curiosità professionale ho chiesto. C’erano sanitari del ministero della Salute, riconoscibili per la casacca, al termoscanner c’erano operatori della Croce Rossa, ai tamponi invece c’erano medici dell’Asl. “Siamo l’Unità speciale Covid”, mi rispondono quando chiedo loro da dove arrivino. Questo è quello che è accaduto. Allora mi chiedo: siamo stati così sfortunati da finire in una falla del sistema? In una momentanea distrazione? E nel contempo mi interrogo, da persona di medicina: se il rischio sanitario c’è lo si affronta così? Perché una accoglienza simile ti fa chiedere se davvero credano ad un rischio sanitario reale. Io intanto resto nel dubbio, la coscienza è a posto, ho fatto il mio dovere. Lo facessero tutti, però…”.

Il certificato rilasciato dopo il test. Non appare l’asl di riferimento ma un generico Roma Fiumicino

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