Galli: Terza dose non sarà la risposta alla fine della pandemia. Antigenici inefficaci su Omicron

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 Omicron “va considerata senza allarmismo, ma con la dovuta attenzione e la legittima preoccupazione. Non a caso Israele ha chiuso il Paese con una decisione un po’ dura, che però merita attenzione e rispetto”. Così l’infettivologo Massimo GALLI, in una intervista a La Stampa. “La nuova variante ha tante mutazioni perché si è sviluppata in un contesto poco vaccinato come quello sudafricano, dove è ipotizzabile la presenza di molti individui con Hiv in cui il contagio si prolunga e il virus replica maggiormente. Questo testimonia come vaccinare l’Africa non sia carità, ma necessità” sottolinea. Omicron è più diffusiva della Delta? “È verosimile, anche se al momento non sembra più patogenica, cioè in grado di produrre malattia” e se la Delta “è meno coperta dai vaccini”, Omicron “potrebbe rubare un altro spicchio di protezione. Per questo la terza dose è necessaria, oltre che per il calo dell’immunità più rapido del previsto”.

Poi servirà una quarta dose aggiornata? “Alla fine penso di sì. Temo che la terza dose non sarà la risposta definitiva alla pandemia, per quanto utilissima. Probabilmente bisognerà inseguire il virus ogni anno come per l’influenza”. Infine critica “la sottovalutazione di chi ha pensato che l’infezione fosse finita, per esempio togliendo le mascherine all’aperto”, “se si passeggia da soli in montagna diventa un’imposizione inutile” ma bisogna averla “nei centri città durante lo shopping natalizio”, “se si parla si può trasmettere il virus fino a due metri” e “al chiuso si dovrebbe restare tra vaccinati, con un rischio di contagio cinque volte minore, dunque in famiglia si può togliere la mascherina, mentre in ufficio è bene tenerla anche perché Omicron è più diffusiva”. I test antigenici funzionano ancora con Omicron? “Non ci sono dati, ma ritengo di no. Vanno usati al massimo per gli screening di massa”.

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