Taglio parlamentari, Nuove Camere già inceppate prima di partire. Mancano regolamenti

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La prima legislatura a ‘scartamento ridotto’, quella con il taglio dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200, rischia di finire fuori i binari. O, comunque, di incepparsi subito dopo il via fissato al 13 ottobre. Il motivo? I regolamenti parlamentari. Anzi, la riforma dei regolamenti parlamentari. Indispensabile a causa della ‘dieta dimagrante’ imposta dalla legge fortemente voluta dal M5s, è rimasta lettera morta per colpa della fine prematura della legislatura. “Alla Camera la riforma era già pronta, ma ora tutto rischia di saltare”, spiega Andrea Giorgis (Pd), componente della Giunta del regolamento. I dem si erano particolamente spesi per un restyling delle norme interne che, tra le altre cose, avrebbe messo un freno ai famigerati cambi di casacca: oltre 300 sino ad oggi con casi da vertigine come quello di Michela Rostan: Leu, Misto, Italia viva, ancora Misto e infine Forza Italia in questa legislatura. Ma nonostante l’impegno del presidente Roberto Fico, a Montecitorio la riforma dei regolamenti si è impantanata in Giunta dallo scorso aprile ad un passo dal voto finale. E servirebbe uno scatto di reni davvero notevole. Alla Camera, infatti, è richiesta l’unanimità in Giunta (dove il gruppo di Alternativa già si era detto contrario) e la maggioranza assoluta in aula. Un requisito arduo da ottenere a Camere sciolte.

Le novità messe a punto sarebbero indispensabili per consentire un corretto funzionamento della Camera a numero di componenti ridotti. Tra l’altro, si prevedevano nuove disposizioni per la formazione dei gruppi e per gli organi interni e, soprattutto, una serie di paletti (anche disincentivi economici) ai cambi di gruppo. “Lo stop è un ulteriore effetto nefasto di questa irresponsabile scelta di interrompere la legislatura”, si rammarica ancora Giorgis. Diverso il discorso del Senato, che approfittando anche di disposizioni interne più ‘snelle’ ha intenzione di andare in corsia di sorpasso rispetto a Montecitorio e approvare la riforma dei regolamenti a breve, anche in settimana. La Giunta ha chiuso il lavoro preparatorio e la prossima capigruppo (convocata martedì) deciderà quando calendarizzare il voto in aula, l’ultimo tassello che manca. Se così fosse, però, si rischierebbe un paradosso: la nuova legislatura partirebbe con due regolamenti asimmetrici per i due rami del Parlamento. Le conseguenze? Tra le altre, i tecnici che hanno messo a punto le modifiche hanno indicato la disomogeneità nel numero delle commissioni, che potrebbe creare problemi per i lavori tra le due Camere.

Una delle principali novità previste per palazzo Madama nel nuovo regolamento è, infatti, l’adeguamento ai nuovi numeri per i quorum e lo ‘snellimento’ delle Commissioni, che passeranno da 14 a 10. L”efficientemento’ maggiore riguarderà i lavori delle commissioni Bilancio e Affari costituzionali, che poi sono le due principali per carico di lavoro, che si esprimeranno solo su emendamenti approvati nelle commissioni di merito. Inoltre, si prevede una semplificazione del voto sui decreti, perché viene abolita la prassi finora vigente in Senato per cui si rivotano in aula gli emendamenti votati in commissione. Le altre novità del regolamento del Senato riguardano un rafforzamento delle norme anti-transfughi, con l’introduzione di divieti e disincentivi economici. E ancora, il voto a data certa su provvedimenti particolarmente importanti in modo da ridurre il ricorso a decreti e voti di fiducia e l’stituzione del Comitato per la legislazione, che farà anche valutazioni d’impatto dell’attuazione dei provvedimenti normativi.

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