Crisi Pd. Arrivano le Sardine. Ah beh allora siamo a posto

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“Se il Pd non va al Paese, il Paese andra’ al Pd. Domani andremo al Nazareno. Non ci andremo come Sardine, ma come semplici cittadine, attivisti, militanti di altri partiti, lavoratrici, disoccupati, antifasciste, femministe, pensionati e disillusi. Le stesse persone che riempivano le piazze un anno fa”: e’ la mobilitazione annunciata dalle Sardine il giorno dopo l’annuncio delle dimissioni da segretario del Pd da parte di Nicola Zingaretti. A ‘bussare’ al Pd sara’ “un corpo eterogeneo come e’ l’elettorato di un partito che – rivendica il Movimento – dovrebbe rivolgersi anche a noi ma la cui voce spesso non arriva oltre le stanze dei bottoni. Non ci andremo sfondando le porte ma chiedendo di aprirle”. 

Per le Sardine le dimissioni di Nicola Zingaretti “si possono leggere in tanti modi, ma il punto rimane. Se Piazza Grande e l’allargamento del partito non si e’ mai realizzato – ragiona il Movimento anti-sovranista – e’ anche colpa di tanti di noi, che hanno atteso un invito troppo a lungo, che hanno finito per innamorarsi delle proprie etichette esattamente come i dirigenti di partito si innamorano dei loro blocchi di potere”. Ecco dunque un messaggio di unita’ e una proposta per il futuro.

“Frammentati non si va da nessuna parte, insieme possiamo spostare montagne. Proporremo a Valentina Cuppi – dichiarano le Sardine – di portare il partito nel mare aperto del confronto, di aprire le porte delle sezioni, a partire dalla sede nazionale. Di non accontentarsi di siglare l’ennesima resa tra correnti tralasciando gli ‘esclusi’. Di invitare a priori per evitare di dover spiegare a posteriori”. Secondo le Sardine se il Partito democratico “non e’ capace di essere il perno della ricostruzione del campo progressista, puo’ almeno favorirne la ricostruzione. Non siamo forza di Governo ne’ lista elettorale, conosciamo bene il nostro ruolo, ma siamo bravi negli inviti e il Pd cosi’ come tanti altri partiti, ha un disperato bisogno di tornare a fare inviti credibili. Poi stara’ a noi – continua il Movimento – decidere se vorremo contribuire a costruire la nuova casa dei progressisti o se continuare ad annoverarci tra chi punta il dito all’infinito. Senza forze fresche non si cambia l’inerzia del gioco”.

Ecco dunque che arriva la ‘chiamata’ estesa a tutti gli attivisti. “Domani avremmo tutti di meglio da fare, noi per primi. C’e’ una pandemia in atto, ne siamo consapevoli. Ma non e’ piu’ tempo per la politica da social e tra vent’anni vogliamo poter dire che almeno ci abbiamo provato, invece che trovarci nel 2040 a lamentarci del nuovo ventennio subito passivamente. Sara’ un flop? Non dipendera’ da noi. L’invito e’ lanciato, ciascuno decidera’ per se’. Ma il momento e’ ora. Ci vediamo alle 12 al Nazareno (tamponati!)”.

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