25 settembre 2022. “Muore” la Lega Nord. È l’ultima puntata?

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di Luigi Basso – Una piccola storia che vale la pena di essere raccontata riguarda la differenza che corre, nel diritto elettorale, tra partiti politici o liste e contrassegni elettorali.
Infatti spesso le due cose coincidono, spesso, ma non sempre: tuttavia, dietro questioni che appaiono solamente cavilli giuridici, si celano sempre aspetti sostanziali fondamentali.


Un caso di sdoppiamento tra partito e contrassegno riguardò le elezioni politiche del 2018 e vide al centro proprio la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania e la Lega per Salvini Premier, quest’ultimo essendo il neonato partito nell’autunno del 2017 (e poi ribattezzato con un nuovo Statuto nell’autunno del 2018).


I due partiti condividevano (tra le tante cose) il Segretario, Matteo Salvini, il quale infatti depositò presso il Ministero dell’Interno lo Statuto della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, ma corse con il nome nel contrassegno di Lega Salvini Premier e, dopo le elezioni, indicò il nome dei gruppi parlamentari come “Lega Salvini Premier”: un passaggio assolutamente lecito, dettato verosimilmente dalla necessità per il neonato partito di correre senza dover raccogliere le firme.


Alle Europee del 2019 i due partiti depositarono i due Statuti presso il Ministero dell’Interno, con una mossa anche in questo caso assolutamente lecita.


Poche settimane fa la lunga processione di passaggi elettorali si è finalmente conclusa: l’unico Statuto depositato presso il Ministero dell’Interno per le politiche 2022 è quello della Lega per Salvini Premier versione autunno inverno 2018.

Così la Lega Nord esce in modo ufficiale definitivamente (e probabilmente per sempre) dal Parlamento Italiano?


Si tratta ormai solo di questioni formali, certo, che tuttavia servono a fare definitivamente chiarezza sulla metamorfosi della Lega da partito federalista, autonomista, anche secessionista e rivoluzionario, a partito di destra nazionalista e centralista, una copia né più né meno di Fratelli d’Italia.


Curiosamente è la stessa parabola politica che è toccata al Partito Comunista: da movimento di difesa dei lavoratori e dei proletari, a tratti anche perdonista con chi faceva la lotta armata, a partito delle Banche e dei grandi gruppi finanziari multinazionali.


Verosimilmente ai due partiti è stato riservato lo stesso trattamento da parte del sistema romano.


Una lezione che dovrebbe insegnare a chi vuole fare politica per i territori a stare ben lontano da certe latitudini e da certi Palazzi: per trent’anni il Nord ha inviato a Roma migliaia di parlamentari padani che, a fine mandato, conoscevano tutte le trattorie e le bettole romane, ma che a casa han portato politicamente il nulla
Anzi: hanno partecipato al massacro del Nord che oggi è sotto gli occhi di tutti.

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