Lombardia, la regione che ha perso l’anima. Andare oltre destra-sinistra e oltre Roma

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di Sergio Bianchini – I palazzi della regione Lombardia non brillano certo per essere centri di vivacità culturale, di apertura e ascolto dei cittadini, di procedure luminose, di programmi chiari e semplici.

Anzi, ascoltando i racconti di chi ci ha lavorato e lavora l’improvvisazione a volte l’intrigo, a volte la doppiezza dominano il tutto, ben ricoperto da formalismi procedurali propagandistici e difensivi.

La vicenda Formigoni è conclusa ma non si sono viste metamorfosi leghiste nelle pratiche organizzative e gestionali. La vicenda di Gallera e dei camici regalati di Fontana poi confermano la natura autocelebrante della regione e che regolarmente cozza con i risultati visibili dal cittadino.

E allora cosa si potrebbe fare per creare un clima attivo, vivace culturalmente, non propagandistico ma creativo e semplice?

Io ho in mente due cose.

La prima, superare la contrapposizione paralizzante del destra sinistra e costruire una classe dirigente regionale che raccolga forze costruttive al di fuori dello schema ideologico ormai insopportabile e paralizzante.

Penso ad esempio al sindaco di Bergamo che dimostra una capacità di interagire col territorio. Fontana ha saputo costruire così nella sua Varese?

Ma penso anche ad un Sala sindaco di Milano che potrebbe essere cooptato nel governo regionale.

Ma sicuramente ci sono molte altre figure che sul territorio hanno mostrato capacità e spirito creativo e vanno accolti in una regione che dovrebbe essere modello di buon governo.

Anche nella regione Veneto potrebbe valere il discorso e le vicende di Verona, Tosi ma non solo, chiedono lo sviluppo di procedure gestionali trasparenti e non un monolitismo apparente. Monolitismo necessario quando la capacità di esplicite e dicibili argomentazioni è praticamente nulla.

Secondo. Per quanto riguarda la lega una metamorfosi sarebbe poi indispensabile. A mio parere andrebbe messo un vincolo di massimo 2 mandati a Roma.

Il triste destino della Lombardia dopo gli anni gloriosi del leghismo fino al 2000 è che le forze maturate e temprate in quegli anni sono state dedicate alla governabilità nazionale.

Fa riflettere vedere ancora oggi Bossi che va a Roma quando il punto più alto della carriera politica di un leghista dovrebbe essere il governo regionale.

Proviamo ad immaginare una situazione in cui tutti o quasi i massimi dirigenti sia storici che recenti, temprati nel rapporto col territorio pervengano al governo della regione. Che frustata di energia! Ed invece è accaduto esattamente il contrario, il territorio che aveva prodotto gli uomini nuovi e capaci, portatori della fiducia popolare……li ha persi.

Anziché dedicarsi in primo luogo alle fortune della regione, stanno a Roma e si appiattiscono sui rituali del governismo nazionale e delle manovre pirotecniche della politica nazionale.

Ebbene, che tornino tutti in regione o quasi e che il parlamento nazionale non sia la cattedrale dei riti eterni ma veda giovani inviati dalla regione per apprendere i rudimenti dell’astuzia politica portando avanti però idee e progetti elaborati nella vera centrale del pensiero, del buon governo, del luminoso rapporto coi cittadini e del rinnovamento: cioè la regione.

Una regione splendente non rinsecchita e piagnucolante, sulla difensiva per mantenere qualche posizione di un potere insignificante per la vita dei lombardi e senza nessuna stima nel resto del paese.

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