Rivista Etnie e Padania. Gremmo: Per salvare il Nord serve una confederazione come in Svizzera

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di Roberto Gremmo – L’autorevole studioso e vecchio combattente etnista Roberto Sonaglia prende il toro per le corna e mettendo i puntini sulle i affronta lo spinoso problema degli equilibri Veneto-Lombardi, un problema da tener nel giusto conto oggi che e’ fallito clamorosamente il verticismo della Lega Nord e stiamo (faticosamente) cercando di rimettere assieme i cocci, pensando ad una nuova Padania.

Personalmente, se la prospettiva fosse quella di un dualismo lagunar-maduninesco mi tirerei subito fuori, così come tradirei il mio passato se accettassi il pur minimo predominio d’un particolare territorio su un altro.

Ho sempre pensato che l’alternativa allo Stato romanocentrico possa essere solo la rinascita delle storiche nazionalità cisalpine, il Piemont che per secoli ha avuto una propria sovranità intermontana con val d’Aosta e Savoia; il Triveneto della gloriosa Serenissima e la Grande Lumbardia municipalista di Cattaneo.

Il modello vincente e’ quello delle tre Repubbliche baltiche, unite contro la colonizzazione russa ma distinte nel mantenere ognuno la propria identità, l’originale patrimonio linguistico e le specifiche istituzioni.

Penso dunque ad una confederazione federale di tipo elvetico, e mi fanno pena gli sprovveduti apprendisti d’architettura amministrativa che vorrebbero creare dei minuscoli e ridicoli nuovi Stati. Non vogliamo piccole ed effimere caricature di Roma ma la creazione di comunità umane autogestite, neutrali, identitarie, in una parola libere davvero.

Senza dimenticare che Liguria e Friuli hanno una forte identità ed un passato largamente autonomo, come altre regioni piccole ma non minori che arricchiscono il mosaico delle nostre Piccole Patrie.

Ricordo peraltro che la carta di Chivasso fortemente voluta nel 1943 dal martire Chanoux ha valore ancor oggi proprio perché non si arenava nella richiesta di qualche privilegio per alcune regioni ma rivendicava autonomie culturali, economiche ed istituzionali per tutte le valli alpine. 

Se dalla crisi dello Stato centralista e militarista dovrà nascere una società operosa e senza parassitismo, rispettosa delle identità locali e fondata il più possibile sulla democrazia diretta, la nuova Padania sarà la terra delle cento bandiere valligiane, paesane e cantonali. Altrimenti e’ meglio lasciar stare.

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