Bianchini, disabili in classe: no a percorsi separati, sì a integrazioni individuali

28 Aprile 2024
Lettura 2 min

di Sergio Bianchini – L’Italia è piena di sostenitori di esigenze reali con le rispettive tifoserie che si contrappongono  in infinite diatribe. Governi e ministri seri dovrebbero portare a sintesi la gestione delle differenti esigenze e non favorire la contrapposizione e la stagnazione.

Ha certamente ragione Vannacci quando dice che nella classe onnicomprensiva gli alunni migliori sono soffocati. Ha certamente ragione la Cei quando dice che i disabili non devono essere incanalati in percorsi invisibili.

In effetti alcuni tipi di Handicap che negli anni 70/80 furono inseriti nelle scuole oggi sono inviati in canali specifici, come i sordi, i ciechi, i tetraplegici.

L’estremismo iniziale è gia stato corretto ed oggi il disabile è prevalentemente chi accusa un ritardo mentale o una difficoltà relazionale o chi ha un alto grado di conflittualità con gli altri che lo rende impossibilitato ad una gestione non assistita.

Il numero degli insegnanti dedicati al sostegno intanto è cresciuto fino ad oltre 200 mila su un totale di circa 800 mila docenti della scuola statale.

Nel frattempo è cresciuto a valanga il numero degli alunni “disturbati” cioè senza un handicap netto e irreversibile che produce disabilità ma con difficolta verso funzioni specifiche come scrittura, lettura, calcolo, autocontrollo. Se un tribunale decretasse anche per questi alunni la necessità di un insegnante dedicato, visto che il numero è di circa il 3% in crescita, gli insegnanti dedicati alle diversità diventerebbero pari a quelli dedicati alla gestione delle classi intere.

D’altra parte demonizzare le classi differenziali non è lecito visto che sono in uso in tutta Europa.

Ma evidentemente la sensibilità italiana, di cui la CEI è ancora la massima rappresentante, vieta i percorsi separati. Apparentemente la situazione è bloccata. E invece no!

Il buon governo richiede di utilizzare opportunamente le risorse e di progettare tenendo conto delle quantità e del tempo e del bisogno di un clima più che sopportabile anzi sereno e fiducioso per tutti.

Personalmente non condivido l’idea che avanza e sostiene la necessità di eliminare le classi introducendo una gestione totalmente personalizzata degli alunni ognuno dei quali avrebbe un tutore con percorsi individuali nei laboratori, con una procedura simile a quella universitaria ma assistita dal tutore.

La mia soluzione prevede invece il mantenimento della classe onnicomprensiva ma per poche ore al giorno, accanto ad attività di piccolo e piccolissimo gruppo ed anche individuali.

Se ad esempio il lavoro a classe intera fosse limitato a tre ore al giorno, al mattino, questa compresenza totale sarebbe utilissima sia per gli insegnanti che per tutti gli alunni che ne ricaverebbero innumerevoli stimoli e conoscenze. Parliamo per ora prevalentemente di elementari e medie.

Il pomeriggio, in un altro paio di ore ed anche di più ma non obbligatorie, si potrebbero svolgere innumerevoli attività mirate capaci di garantire appagamento e progresso cognitivo e relazionale agli alunni di ogni tipologia e con diversi tipi di bisogno personale, dai disabili agli stranieri con difficoltà linguistiche , ai portatori di lacune cognitive, ecc.

Sarebbe un lavoro facile, meno stressante per tutti. Lo ripeto da molto tempo. Qualcuno lo ascolterà?

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Direttrice: Stefania Piazzo
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