80% teme seconda ondata. Paura fondata o allarmismo?

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Ci sarà o non ci sarà? Con l’inizio della fase 3 la seconda ondata sembrava un rischio remotissimo. L’arrivo di contagi e positività, spesso peraltro non tradotta in malattia, l’impennarsi dei numeri quotidianamente diffusi, ha ormai generato un clima di paura. Ma è fondata o sta diventando panico, allarmismo infondato?

Ad alimentare un clima di tensione sono poi arrivate le polemiche sui recenti eventi in piazza. Dovevano servire per aprire il dibattito, invece sono diventati terreno di scontro tra chi nega e mette in discussione l’utilità dei dispositivi di sicurezza e dei test e il fronte degli ortodossi. Cosa sia emerso dalle piazze, oltre le posizioni estreme, così non è dato sapere, restano solo le immagini e gli audio di ciò che ha fatto più notizia.

Intanto nei prossimi giorni le scuole riapriranno le porte agli studenti (alcune gia’ sono ripartite nei primi giorni di settembre), seguendo protocolli e procedure per fronteggiare ed evitare la diffusione del Covid19. Situazione, pero’, che non rassicura gli italiani.

Ed è quanto risulta da un sondaggio di Euromedia Research. Quasi il 60% degli intervistati non si ritiene sicuro delle decisioni del Governo in merito alla riapertura degli istituti. Insicurezza che si registra soprattutto tra la fascia di popolazione piu’ adulta e anziana e, quindi, piu’ a rischio, mentre risultano leggermente piu’ sicuri i giovani adulti (25-44 anni) che, con molta probabilita’, sono maggiormente interessati al rientro a scuola dei figli. Da un punto di vista geografico, invece, le maggiori perplessita’ si registrano nelle aree del Centro e del Sud e Isole, dove negli ultimi tempi si e’ registrato un notevole aumento dei contagi.

Nel complesso, con la riapertura delle scuole e l’arrivo dell’autunno, l’80% degli intervistati teme una seconda importante ondata di contagi, anche se per quasi due terzi, questa volta, sara’ gestita in modo migliore e senza un lockdown generale. Dati Euromedia Research. Realizzato l’08/09/2020 con metodologia mista CATI/CAWI su un campione di 1.000 casi rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne. 

(red)

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