Burioni: attenti alle nuove varianti. Due metri distanza non bastano più

Lettura 3 min

 Quanto dura la protezione dei vaccini e quanto sono protetti i guariti dall’infezione? “Non abbiamo altra strada che osservare nel tempo quello che succede ai vaccinati e ai guariti. Uno studio molto ampio inglese ha preso sotto osservazione dei sanitari che avevano contratto il Covid e altri che non l’avevano contratto: i guariti sono protetti circa per l’80% dall’infezione e sopra il 90% dall’infezione grave. Chi è guarito ha una protezione forse non alta come quella che danno i vaccini, ma che comunque per qualche mese dura. I primi vaccini sono stati fatti l’estate scorsa e sembra che gli anticorpi rimangano molto alti anche dopo 7 mesi. Questi dati ci consentono di essere mediamente ottimisti”. Lo ha detto il virologo Roberto Burioni, ospite di Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’ su Rai3.

Le misure di sicurezza che siamo abituati a mettere in atto vanno bene con la variante inglese? “La variante inglese non è più una variante, ma è il virus prevalente in Italia, quindi è il virus che abbiamo. È un virus diverso da quello dei mesi precedenti perché è molto più contagioso e purtroppo anche più letale. Abbiamo però in questo anno appreso tante cose in più: sappiamo che le superfici non sono particolarmente importanti, che il virus non si trasmette molto efficientemente all’aperto e che si trasmette in maniera molto efficiente in qualunque ambiente chiuso. Non si trasmette solo con quelle goccioline che chiamiamo droplets, ma anche con aerosol, che è come un fumo di sigaretta che può riempire tutta una stanza. Il metro o due di distanza che pensavamo potessero garantire la sicurezza, non la garantiscono più. Contro l’aerosol, che può percorre spazi più ampi, abbiamo soltanto due difese: le mascherine, che devono essere non più quelle chirurgiche ma, quando possibile, le FFP2, e aprire le finestre. Gli ambienti chiusi vanno arieggiati”. 

Alla domanda se queste varianti sono così pericolose, l’esperto ha risposto: “Le varianti ci devono preoccupare solo quando hanno caratteristiche che possono rappresentare un problema. Le due che adesso dobbiamo tenere sotto osservazione sono quella brasiliana e quella sudafricana perché hanno la capacità di infettare di nuovo le persone guarite. Come sfuggono alla risposta immune dei guariti, potrebbero sfuggire alla risposta immune dei vaccinati, quindi dobbiamo tenerle sotto controllo. Per ora sembra che i vaccini più efficaci, quelli mRna, siano in grado di tenere a freno queste varianti. Teniamo però le antenne alzate perché nel caso potremo intervenire con dei nuovi vaccini più efficaci, ma non è detto che ce ne sia bisogno”, ha concluso Burioni. 

Servizio Precedente

#Ioapro: 130 pullman in marcia su Roma

Prossimo Servizio

Garavaglia non si schioda dal 2 giugno per la riapertura ufficiale

Ultime notizie su Scienza