Governo, Conte 3, elezioni, oppure…

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 In attesa della convocazione del vertice di maggioranza, nelle prossime ore, giungeranno al pettine i nodi che ingarbugliano i rapporti nella maggioranza e nel governo. Diverse, dal punto di vista politico e istituzionale, le strade che si possono percorrere, diversi gli approdi: dal rimpasto al Conte ter, dal governo di unita’ nazionale alle elezioni. La premessa e’ che di crisi di governo si puo’ parlare solo nel momento in cui il presidente del Consiglio viene sfiduciato o si dimette. E che prima di allora il presidente della Repubblica non ha nessun ruolo ufficiale.

Puo’ sentire i protagonisti, lo ha gia’ fatto nelle scorse settimane avendo colloqui con tutti i leader politici oltre che con il presidente del Consiglio; puo’ consigliare, suggerire, mettere in guardia, rammentare i precedenti. Ma non puo’ compiere scelte operative, e tra l’altro l’attuale inquilino del Colle non ha mai amato intervenire se non quando e’ stato strettamente necessario. Dopo i rilievi di Matteo Renzi, ma anche del Pd, del M5s e di Leu, Giuseppe Conte potrebbe accogliere tutte le loro richieste e le fibrillazioni potrebbero rientrare.

Per capire se questa strada sara’ percorribile bisognera’ attendere il vertice di maggioranza, annunciato da Conte per i primi di gennaio, e non ancora convocato. In questo caso il presidente della Repubblica non entrerebbe mai in scena. Conte potrebbe accogliere molte delle richieste dei partiti e tra queste anche l’idea di un rafforzamento della squadra. Si andrebbe a un rimpasto, cioe’ all’ingresso di nuovi ministri al posto di altri, e magari anche all’affiancamento a Conte di due vicepremier.

In caso di un rimpasto cospicuo, il Capo dello Stato potrebbe consigliare un nuovo passaggio parlamentare per ottenere una nuova fiducia senza dover pero’ passare da una crisi. Nascerebbe cosi’ un governo Conte II bis. Se invece Renzi ritirasse la delegazione di Iv dal governo, la crisi sarebbe nei fatti e sarebbe difficile per Conte evitare una crisi formale. Il premier ha detto che intenderebbe andare in Parlamento senza dimettersi per cercare voti con i quali ‘sostituire’ quelli di Iv, ma al netto dell’attuale indisponibilita’ di molti, sarebbe difficile far nascere un nuovo governo senza l’apertura di una crisi formale, sostituendo una forza con un’altra senza passare da una cesura.

Conte dovrebbe quindi molto probabilmente salire al Quirinale per rassegnare le dimissioni, potrebbe avviare consultazioni proprie per verificare se la crisi puo’ rientrare. Italia viva sostenere il Conte Ter dopo un corposo ricambio dei ministri o la delegazione ma continuare a sostenere il governo con un appoggio esterno (cosa che pero’ Renzi ha escluso) o ancora decidere di far mancare la sua fiducia. In quest’ultimo caso la crisi sarebbe conclamata e si dovrebbero aprire le consultazioni del presidente della Repubblica. La crisi potrebbe risolversi positivamente se si desse vita a un nuovo governo. Sul tavolo le possibilita’ sono la nascita di un Conte III se al posto di Iv entrasse una nuova forza di maggioranza. O anche un governo con la maggioranza attuale e un premier diverso, dem o 5 stelle.

Oppure la nascita di un governo di larghe intese guidato da un’altra personalita’ (alcuni fanno il nome di Mario Draghi, anche se il diretto interessato non ha ancora fatto sapere nulla ufficialmente sulla sua eventuale disponibilita’, altri di Marta Cartabia). Difficilmente ci sara’ un governo del presidente perche’ Mattarella ha piu’ volte fatto sapere di non amare questo tipo di esecutivo. La responsabilita’ di governare deve avere sede a palazzo Chigi con il sostegno del Parlamento. Se le trattative per far nascere un nuovo governo si trascinassero per troppo tempo, infine, sarebbe anche difficile contrastare l’obiezione che l’attuale Parlamento non e’ legittimato a proseguire la legislatura e lo scivolamento verso elezioni anticipate potrebbe prendere corpo. Il voto in primavera resta dunque una possibilita’ sul tavolo, nonostante la situazione non la consigli tra le scelte da preferire.

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