Malati cronici abbandonati a se stessi, l’Accademia di Medicina di Torino: Va ricostruita la sanità territoriale che è stata demolita

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L’Accademia di Medicina di Torino, a fronte delle inaccettabili carenze nell’assistenza sanitaria e socio-sanitaria al malato cronico non autosufficiente, accentuate dai devastanti effetti della pandemia, ha prodotto un documento (link) messo a punto, sulla base di documentate evidenze scientifiche, da un gruppo di lavoro coordinato dal Presidente Giancarlo Isaia e composto dai Soci Giulio Fornero, Luigi Maria Pernigotti e Vincenzo Villari e dai Geriatri Gianluca Isaia e Renata Marinello: in esso, sottoscritto e condiviso da numerosi Soci e Amici dell’Accademia, vengono anzitutto richiamate le principali criticità nella gestione di questi malati, consistenti nella carenza di chiari obiettivi riabilitativi, in costi elevati, in risultati clinici insufficienti e soprattutto in conseguenze drammatiche sulla salute di una fascia debole di cittadini che, dopo decenni di lavoro, sono di fatto condannati all’emarginazione e ad una pessima qualità di vita, senza peraltro concrete possibilità di reagire a questa iniqua situazione.

Vengono avanzate dieci proposte che, se adeguatamente recepite, potrebbero condurre ad un più efficace approccio a cittadini affetti da patologie croniche non autosufficienti, ad un contenimento dei costi sanitari e ad una sostanziale soddisfazione dei pazienti e delle loro famiglie, spesso eccessivamente penalizzate.

Tabella riassuntiva: le proposte dell’Accademia di Medicina di Torino
1) Attivare di routine una procedura basata su un approccio olistico al paziente
2) Promuovere un salto di qualità culturale nei medici e negli operatori sanitari, volto a
riconoscere il livello di autonomia/dipendenza funzionale come elemento centrale della
valutazione del paziente affetto da cronicità
3) Dedicare agli operatori specifici e sistematici interventi formativi
4) Promuovere una riorganizzazione delle cure per complessità clinica e funzionale, piuttosto che
articolata in strutture specializzate per singole patologie
5) Attivare un sistema flessibile di cure domiciliari, ed in particolare l’Ospedalizzazione a domicilio
6) Adeguare nelle RSA gli standard del personale alle esigenze della persona malata
7) Ricorrere sempre di più a nuove tecnologie come la telemedicina
8) Definire le competenze professionali nella cura degli anziani malati cronici, chiarendo quali
siano specifiche del Medico di Medicina Generale, del Fisiatra, del Geriatra o di altri Specialisti
9) Integrare maggiormente l’assistenza ospedaliera con il territorio
10) Pianificare per ciascun malato un progetto individualizzato di presa in carico dell’ASL e
provvedere all’erogazione di sostegni economici ai familiari, se disponibili

Con esse, ispirate dalla necessità che gli operatori sanitari assumano un diverso atteggiamento culturale nella gestione del paziente cronico non autosufficiente, che non può essere in alcun modo discriminato rispetto al malato affetto da patologie acute, si intende suggerire una condotta atta a promuovere una riorganizzazione delle cure per complessità clinica e funzionale, piuttosto che articolata in strutture specializzate per singole patologie, incentivando le cure domiciliari che, integrate dall’uso di moderne tecnologie come la telemedicina, costituiscono un’eccellente ed efficace metodologia di assistenza; si auspica infine una più efficace integrazione fra le cure ospedaliere e quelle territoriali, pianificando per ciascun malato un progetto individualizzato di cura e provvedendo anche all’erogazione di sostegni economici ai familiari, se disponibili ad assistere i propri congiunti.

Giancarlo Isaia

Il presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, Prof Giancarlo Isaia, puntualizza che “Coerente con la sua mission statutaria e ispirandosi anche quanto previsto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), intendiamo portare con forza all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica un problema sanitario con rilevanti connotazioni sociali, che, seppur ben noto e segnalato da molto tempo, non è stato in alcun modo considerato prioritario e di conseguenza non è stato affrontato con la dovuta efficacia” ed auspica che “La terribile lezione della pandemia da COVID-19 possa produrre risultati tangibili a livello legislativo e organizzativo, atti a rafforzare la medicina territoriale, a sburocratizzare il sistema, a porre il cittadino al centro dell’attenzione, in una logica di prevenzione primaria e secondaria delle malattie, soprattutto a beneficio dei malati anziani e non autosufficienti”.

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