Voglia di part – time. Tra i giovani

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di Sergio Bianchini – Il quotidiano La Verità di lunedì 8 novembre ha dedicato un’intera pagina alla fuga dei giovani dal lavoro per motivi di eccessiva durata dell’impegno giornaliero. Pare che Amazon e MC Donalds abbiano aumentato del 10% gli stipendi per frenare la fuga dall’impiego. E la motivazione quale è? Vogliamo vivere!

La giornata lavorativa di 8 ore oggi ancora vigente salvo che per i dipendenti pubblici dove vigono le 36 ore settimanali, fu per più di un secolo l’obiettivo del movimento operaio. Indimenticabile l’antica canzone “se otto ore vi sembran poche provate voi a lavorar” che accompagnava il percorso di crescita delle lotte sindacali e del socialismo in Italia.

Oggi almeno per i giovani fino a 25 anni ci vogliono contratti di part time generalizzati.

Non sarebbe difficile per il sindacato lanciare questa richiesta ovviamente con uno stipendio ovviamente dimezzato. Ma non c’è alcun segnale in questo senso anche se il segretario dei metalmeccanici CISL riconosce che tra i giovani ci sia una ricerca di lavori adeguati sia per la natura professionale che per la durata dell’impegno giornaliero. Il sindacato in fondo non vuole ancira lavoratori appagati. Preferisce che siano scontenti e diano a lui il mandato di rappresentare il loro scontento senza fine.

Come al solito in Italia siamo ricchi di osservatori, di analisti, di commentatori, di critici. Ma le idee di governo sono quasi assenti. E invece proprio di queste c’è bisogno perché risolvono le interminabili dispute politico-filosofiche senza sbocco che caratterizzano il nostro paese e i nostri intellettuali. Ma perché non nascono intellettuali veri, che dall’alto di una vera visione culturale aiutino a trovare le strade del vero miglioramento?

Il part time per i giovani sotto i 25 anni è una grandissima opportunità resa possibile dal fatto che le famiglie non hanno più bisogno del contributo economico precoce dei figli e che l’esigenza di proseguire gli studi oltre il diploma sta diventando maggioritaria.

La proposta di lavoro di 8 ore quotidiane è quasi inaccettabile oggi, salvo eccezioni, perché interrompe sia il percorso di ricerca di migliori occupazioni sia le esperienze di studio universitario.

Oggi la legge prevede un obbligo scolastico fino a 16 anni ed un obbligo formativo fino a 18. Ciò significa che un giovane può essere assunto subito dopo i 16 anni compiuti ma deve vedere un contratto di formazione lavoro dove una quota di 400 ore annue sia dedicata alla formazione professionale.

Ma a mio parere la cosa è troppo farraginosa. Dispersi negli innumerevoli meandri della piccola e piccolissima impresa di fatto i giovani accettano lavori precari e mal retribuiti dove loro per primi non vogliono una formazione eccessiva unidirezionale quando non hanno ancora deciso cosa fare da grandi.

Una legge che stabilisca una giornata lavorativa di 4/5 ore fino a 25 anni farebbe grande chiarezza. Se poi gli oneri previdenziali fossero favorevoli anche gli imprenditori trarrebbero vantaggio da questa situazione organizzativa perché un giovane che entra al lavoro la mattina con la prospettiva di uscire la sera si trova in una condizione di inquietudine anche se mascherata.

Invece entrando alle 8 con la prospettiva di uscire a mezzogiorno o all’una qualunque situazione lavorativa gli sarebbe accettabile e potrebbe applicarsi con buona lena, felice di avere tutto il resto della giornata per le proprie ricerche ed esperienze.

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