Part-time per i giovani, purché lavorino. O no?

Lettura 4 min

di Sergio Bianchini – Ricordo mia nonna che quando parlava con giovani ragazze, allora quasi sempre in attesa di matrimonio, diceva :-non importa che sia bello, l’importante è che abbia voglia di lavorare.

E quando voleva indicare qualcuno carente in quel campo ripeteva una cantilena ironica in dialetto veneto: voia de lavorar salteme adosso, lavora ti paron che mi no posso.

Io, che secondo mia madre ero nato con lo spirito di contraddizione, mi chiedevo e chiedevo da dove venisse questa voglia di lavorare e senza vergogna mi mettevo tra i non dotati.

Però a me piaceva leggere e ascoltare storie e questa è rimasta una mia caratteristica. In campagna stavo sempre in mezzo ai contadini e li aiutavo nel lavoro, ma senza sfinirmi. Meditando e ammirando la loro pazienza e capacità lavorativa.

Forse la mia ammirazione per “i lavoratori” sta alla base della mia scelta successiva a favore del socialismo e del partito dei lavoratori. Seppure “poco dotato di voglia” dovevo riconoscere che è il lavoro alla base della sussistenza umana e non la genialità o la sapienza intellettuale. Che però sul lavoro e col lavoro possono crescere e valorizzarsi trovando la piena realizzazione.

Quindi ho fatto una vita da “intellettuale” ma senza superbia intellettuale, anzi quasi disprezzando quelli che, io li definisco intelligentini o intelligentoni, credono di essere molto importanti e amano differenziarsi dal “popolo bue”.

Ebbene un recente articolo cinese col seguente link https://www.globaltimes.cn/page/202111/1239813.shtml

mi ha richiamato tutte queste vicende con la particolarità dei cinesi che collegano sempre la vita degli individui con quella della nazione.

Nell’articolo si esamina la fuga dei giovani dal lavoro che sta avvenendo negli USA e la si confronta invece con la laboriosità cinese che sta prevalendo nella politica e nell’economia mondiale.

Però io da tempo vado considerando la necessità di generalizzare il part time in occidente per andare incontro alle mutate esigenze esistenziali dei giovani e varie volte ho proposto di rendere il part time quasi obbligatorio per le aziende che hanno giovani fino a 25 anni.

In Italia purtroppo il sindacato è ancora drasticamente contrario all’uso ampio del part time e non si sogna nemmeno lontanamente una misura del genere che invece sarebbe utilissima sia ai giovani che all’economia. Certamente le aziende andrebbero orientate e non penalizzate per questo uso parziale dei giovani. Oggi 2 part time costano di più come oneri di un full time.

In Cina il fatto di non aver ancora raggiunto la piena prosperità, che pensano di raggiungere fra tre decenni, mantiene attive tutte le spinte antiche verso il benessere e quindi la “voglia di lavorare” in fondo penso si basi su questo desiderio profondo che anima le famiglie non ancora ricche.

Noi abbiamo da pochi decenni raggiunto una condizione economica media senza precedenti storici e siamo il nono paese al mondo per ricchezza. L’antica voglia di lavorare è scomparsa e Ricolfi la analizza molto bene nel suo libro” la società signorile di massa”.

Siamo ricchi e pieni di debiti. Un programma serio di governo dovrebbe assumere queste due coordinate.

Servizio Precedente

L'Ema dà via libera a vaccino per 5-11 anni. Crisanti: Si poteva aspettare, più fragili sono altri

Prossimo Servizio

Zaia, decreto Green pass: servono aggiustamenti. Uno studente non vaccinato può andare a scuola ma non in gita scolastica

Ultime notizie su Economia