Stop allo sci. Non siamo un popolo sovrano, ci trattate da infeudati riempiendoci di debiti

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di Giuseppe Rinaldi – Non si fa così signor ministro. Questa è una repubblica composta di cittadini e non di sudditi, che in ogni caso meritano rispetto. Non siamo più nell’Italia dei Comuni, tra feudatari ed infeudati, in un carosello di vassalli, valvassori e valvassini dove chi si svegliava per primo diceva la sua.

Siamo in una nazione democratica, dove non c’è Covid che tenga per giustificare la mancanza di riguardo verso il popolo sovrano.

Non si può lasciare che imprenditori già indeboliti dalla crisi s’indebitino, assumano, spendano per la sicurezza e poi, a poche ore dall’apertura degli impianti di sci, dire: mi dispiace abbiamo scherzato, la pandemia non lo consente. Il Covid c’era già una settimana fa, e prima ancora. E se le banche chiedessero il rientro dei debiti contratti? I lavoratori il compenso pattuito e non guadagnato? I servizi d’onorare gli impegni assunti? La clientela la restituzione (cosa certa) dei costi degli abbonamenti agli impianti e quant’altro per alberghi, ristoranti, maestri di sci, giacché la neve è destinata a sciogliersi ben prima della fine dell’incubo?

Chi paga tutto questo? Sappiamo bene che non ci sono soldi a sufficienza per ristorare tutto e tutti a meno, forse, di ricorrere a una sorta di “prestito nazionale”. Non siamo in guerra? Ebbene nel 1914 Salandra ne lanciò ben due in nome del conflitto mondiale; ebbero un gran successo superando i due miliardi di lire in progetto. Durata 25 anni, esenzione permanente dalle tasse e interessi al 4,5%. Tutto rimase in famiglia.

Ma oggi c’è il Recovery si dirà. Più che giusto, ma questo non è il Piano Marshall, nella cui occasione zio Sam rinunciò a farsi restituire la parte di aiuti sotto la voce “prestito”, in quest’occasione il creditore è l’Europa che ci ama solo se accogliamo in silenzio i clandestini.

Da ciò ben venga il recovery ma occhio, perché ogni euro che si spenderà lo si caricherà, a ogni levar di sole, sulle spalle nostre e di chi ci seguirà, in aggiunta al greve peso del debito pubblico.

Per tutto questo, signor Ministro, non si fa così, occorre rispetto per la gente. Per il doloroso cammino che si sta compiendo, per la pena di ogni giorno. Il Calvario non sta solo nel distretto di Gerusalemme.

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