Reguzzoni: Dalle urne esce netta la contrapposizione Nord-Sud. Che errore pensare politicamente ancora a destra-sinistra

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di Stefania Piazzo – Semplifichiamo. Prendiamo una retta. E facciamo partire dal suo centro una perpendicolare. Ecco, la questione politica settentrionale è posta su quella verticale, molto verticale, ed è la perpendicolare dal nome Nord-Sud. Non è perciò questione né di destra né di sinistra, il risultato del 25 settembre.

Marco Reguzzoni, ex capogruppo alla Camera della fu Lega Nord per l’indipendenza della Padania allarga le braccia e dice: “Se la campagna elettorale fosse andata avanti ancora qualche settimana, la Salvini Premier sarebbe scesa anche sotto l’8%”.

Onorevole Reguzzoni, come spiega questa debacle?

“Lei pensi che solo qui da noi, a Varese, Fratelli d’Italia ha preso il 30%. La Lega il 12%. Certo, io ricordo altri tempi, quando portai a casa il 70% dei consensi, e quando a fare politica a Roma come qui in Padania e per la Padania con noi c’era un signore che si chiamava Umberto Bossi. Ancora, a Varese la Lega è stata superata da Azione di Calenda ed è solo il quarto partito. Prima ci sono Fratelli d’Italia, Pd, Azione… Vede, non è una questione solo di comprendere la politica, ma di avere una visione dei territori, del Nord. Questa Lega ha abbandonato la sua storia, ha abdicato a favore di altro. E’ tornata alle ideologie, alla contrapposizione destra-sinistra. Un errore madornale, quello di voler fermare la storia e non affrontare la realtà. Tanto che oggi è all’8 e qualcosa per cento”.

Quindi è un errore ragionare nell’ottica destra-sinistra?

“Ma certo. Siamo tornati a prima del 1989. Le pare normale ragionare come se ci fosse ancora il muro? Il voto di domenica 25 settembre ci dice infatti molte cose. Ci mostra innanzitutto – prosegue Reguzzoni – che le Italie sono almeno due. Che la vera contrapposizione è Nord-Sud. C’è un movimento 5Stelle che ha consolidato al Sud la propria posizione grazie alla promessa del reddito di cittadinanza. Ovvero pagare, con i soldi del Nord, l’assistenzialismo al Sud. Ci dice che i voti dei leghisti delusi sono solo parcheggiati dentro Fratelli d’Italia. Ripeto, parcheggiati. Chi è pronto per riportarli a casa? Il voto, ancora, ci dice che non si vince facendo credere che ci sia una contrapposizione destra-sinistra, perché il tempo delle ideologie è finito. Ci dice che è anche fallimentare riproporlo. Rincorrerlo per cercare consensi dopo aver abbandonato la questione settentrionale ha avuto un prezzo, e le urne ce lo hanno detto chiaro e tondo”.

Nord sottorappresentato, dunque?

“Direi Nord non pervenuto. Le nostre tasse non restano qui, servono per finanziare altro, tutti i bonus che arrivano a pioggia. La burocrazia è peggiorata, le nostre imprese sono costrette ad andare via perché Roma vuole conservare le catene che da decenni ci legano al suo sistema. E questo come lo chiamiamo se non dualismo tra Nord e Sud, con Roma come regista? L’esito elettorale ci dice pure che l’azione di liberazione da questa subdola sudditanza non c’è stata. C’è stata semmai l’omologazione a Roma”.

Non pensa che un governo forte di centrodestra potrà cambiare le cose?

“Guardi, cambieranno nome al reddito di cittadinanza, magari lo ridurranno, o lo toglieranno, ma sposteranno come in una partita di giro i suoi benefici aumentando altre poste. La Naspi, ad esempio, o altre forme di sussidi. No, non cambierà nulla. Questo governo farà quello che ha fatto il precedente, non c’è differenza in questo senso tra “destra” e “sinistra”. Vorranno agire sul fronte immigrazione, farne la sola bandiera, così da tenere ancora sotto silenzio la questione settentrionale? La vera contrapposizione è invece verticale, come ripeto, attraversa dall’alto verso il basso il Paese, da Nord a Sud. Il Sud infatti, a conti fatti, non ha premiato l’abbandono leghista dell’idea di Nord, di Padania, di autonomia. Anzi. Idem per la corsa a destra. Non si può barattare l’autonomia, la libertà dei territori, la libertà d’impresa e dei Comuni virtuosi per parlare solo di immigrazione e barconi. La Lega non è nata per questo. E’ nata per realizzare un progetto sociale, economico, culturale, rispettoso delle diversità, ma a tutela dei diritti delle identità del Nord. E in Europa, convintamente in Europa. Non un giorno fuori e l’altro dentro dall’euro”.

Onorevole, ritiene necessario un ritorno alle origini?

“Butto lì due date: 1994 e 1996. Prima dell’arrivo di Berlusconi, la Lega era fortemente identitaria. Non si poneva di qua o di là. Il Cavaliere ha invece riportato nel dibattito politico la contrapposizione ideologica destra-sinistra. Nel 1996 la Lega aveva deciso poi di stare da sola, ricordate? Ecco, cosa rivendicava? La devolution, il federalismo, la riforma fiscale. Si smarcò politicamente pur di ribadire le ragioni per le quali era nata. Non si tratta di tornare a quei tempi, ma lo dico solo per ribadire che si fa politica per riformare il Paese, non per un cambio di poltrone ogni 5 anni. Ammesso duri 5 anni un governo, una legislatura”.

Intende dire che questo governo non sarà a lungo a Palazzo Chigi?

“Non ho la sfera di cristallo. Ma mai dire mai, in politica. Un conto è promettere, altra cosa è governare. La vera coerenza non è allearsi o meno con qualcuno, ma è portare a casa i risultati senza accontentarsi e senza dire “non voglio problemi” quando devi lottare invece per un risultato. Perché i problemi te li crea Roma, il suo sistema. Se preferisci evitare lo scontro col sistema, e ne ho viste di situazioni simili con diversi ex ministri di spicco, che preferivano fare un passo indietro per non urtare Roma, beh, questa non è politica. E’ essere come Roma ti vuole. Per questo dico che è facile che non cambi nulla anche a questo giro”.

Regionali 2023. Cosa si aspetta all’orizzonte?

“Sono fuori dalla politica attiva, dalle segreterie di partito. Sono un osservatore appassionato della politica. Gli equilibri sul tavolo sono cambiati, se penso alla sola Lombardia. In politica vince di solito chi ha i numeri. O è talmente abile, come lo era il Senatur, nel rappresentare le ragioni del Nord. Solo che, quando si parla del Nord, quella Lega i numeri e soprattutto l’autorevolezza per decidere e trattare li aveva”.

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