Alitalia, cronistoria di una onerosa odissea

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Fusioni fallite, tentativi di privatizzazione, ingressi di compagnia straniere e newco: Alitalia non riesce a sollevarsi e il suo destino sembra costantemente appeso a un filo. Ecco le principali tappe di una crisi mai risolta.

– LA CRISI DEGLI ANNI ’90 E LA PRIMA PRIVATIZZAZIONE Le prime turbolenze finanziarie risalgono a meta’ anni ’90, cinquant’anni dopo la fondazione, sotto il controllo completo dello Stato (l’Iri prima, il ministero del Tesoro poi). Nel 1996 il governo Prodi avvia la prima privatizzazione: il 37% del capitale viene quotato in Borsa. Manca un partner industriale di peso. Nel 1999 viene la scelta cade sugli olandesi di Klm. Il sodalizio si spezza appena nove mesi dopo.

– LA ROTTURA CON KLM E LA TEGOLA DELL’11 SETTEMBRE All’origine della rottura tra Alitalia e Klm c’e’ lo scontro sul futuro hub principale del gruppo. Klm punta sullo scalo milanese di Malpensa. La classe politica di allora non vuole pero’ far perdere a Fiumicino il primato dei cieli italiani. Il 28 aprile 2000 la compagnia olandese pubblica un comunicato di fuoco nel quale accusa l’esecutivo di non aver rispettato i patti. Il presidente di Klm, Leo Van Wijk, afferma che il principale responsabile del divorzio e’ “chiaramente” il governo, laddove il comportamento dell’amministratore delegato di allora, Domenico Cempella, “non e’ particolarmente da biasimare”.

– LA CONCORRENZA DELLA LOW COST RYANAIR Michael O’ Leary, nel 1991 ristruttura una piccola compagnia aerea locale, RyanAir, con una determinazione ferrea nel volerla trasformare in un gigante dell’aviazione. O’ Leary cambia le regole del mercato con una rapidita’ tale da non lasciare ai concorrenti il tempo di controbattere, se non di respirare. Tutte le compagnie di bandiera europee accusano il colpo ma a subire le conseguenze piu’ dure sono quelle, come Alitalia, che hanno zavorre competitive di lunga data. – LA TRATTATIVA (FALLITA) CON AIR FRANCE Nel 2006 a Palazzo Chigi c’e’ di nuovo Romano Prodi che decide di cedere il 67% ancora in mano al Tesoro. La gara va deserta. Nel 2007 il Professore decide allora di trattare in esclusiva con Air France (nel frattempo fusasi con Klm), con la quale Alitalia ha gia’ stretto un’alleanza nel 2001. Il 15 marzo 2008 il gruppo franco-olandese presenta un’offerta di scambio di azioni per il 100% del capitale, che prevede 2.100 esuberi e una ricapitalizzazione da un miliardo. Prodi tratta in condizioni di estrema debolezza essendo stato sfiduciato due mesi prima e si avvia ad aprire una campagna elettorale nella quale finisce in mezzo anche Alitalia. Silvio Berlusconi promette agli elettori una battaglia per preservare “l’italianita'” del vettore e le urne lo premiano. E lui mantiene la promessa. Air France il 21 aprile si sfila. – IL “PIANO FENICE” E LA NASCITA DI CAI 2Berlusconi affida all’allora amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, il ruolo di regista dell’operazione. E’ lui il garante del cosiddetto ‘Piano Fenice’, che porta Alitalia a scorporarsi in una ‘bad company’, che rimane a carico dello Stato, e una ‘good company’ che prende il nome di Cai, Compagnia Aerea Italiana, nata ufficialmente il 26 agosto 2008. Cai e’ guidata dall’imprenditore Roberto Colaninno e ne fanno parte, tra gli altri, Benetton, Ligresti, Caltagirone e Tronchetti Provera. Il governo uscente provvede a un prestito ponte da 300 milioni per ovviare alle esigenze di cassa immediate. Bruxelles dice di no perche’ si configurerebbe come aiuto di Stato. Poi viene trovato l’accordo: il prestito dovra’ essere restituito allo Stato dalla bad company, quindi potenzialmente mai.

– LA CONCORRENZA DELLA LOW COST RYANAIR Michael O’ Leary, nel 1991 ristruttura una piccola compagnia aerea locale, RyanAir, con una determinazione ferrea nel volerla trasformare in un gigante dell’aviazione. O’ Leary cambia le regole del mercato con una rapidita’ tale da non lasciare ai concorrenti il tempo di controbattere, se non di respirare. Tutte le compagnie di bandiera europee accusano il colpo ma a subire le conseguenze piu’ dure sono quelle, come Alitalia, che hanno zavorre competitive di lunga data. – LA TRATTATIVA (FALLITA) CON AIR FRANCE Nel 2006 a Palazzo Chigi c’e’ di nuovo Romano Prodi che decide di cedere il 67% ancora in mano al Tesoro. La gara va deserta. Nel 2007 il Professore decide allora di trattare in esclusiva con Air France (nel frattempo fusasi con Klm), con la quale Alitalia ha gia’ stretto un’alleanza nel 2001. Il 15 marzo 2008 il gruppo franco-olandese presenta un’offerta di scambio di azioni per il 100% del capitale, che prevede 2.100 esuberi e una ricapitalizzazione da un miliardo. Prodi tratta in condizioni di estrema debolezza essendo stato sfiduciato due mesi prima e si avvia ad aprire una campagna elettorale nella quale finisce in mezzo anche Alitalia. Silvio Berlusconi promette agli elettori una battaglia per preservare “l’italianita'” del vettore e le urne lo premiano. E lui mantiene la promessa. Air France il 21 aprile si sfila.

– IL “PIANO FENICE” E LA NASCITA DI CAI 2Berlusconi affida all’allora amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, il ruolo di regista dell’operazione. E’ lui il garante del cosiddetto ‘Piano Fenice’, che porta Alitalia a scorporarsi in una ‘bad company’, che rimane a carico dello Stato, e una ‘good company’ che prende il nome di Cai, Compagnia Aerea Italiana, nata ufficialmente il 26 agosto 2008. Cai e’ guidata dall’imprenditore Roberto Colaninno e ne fanno parte, tra gli altri, Benetton, Ligresti, Caltagirone e Tronchetti Provera. Il governo uscente provvede a un prestito ponte da 300 milioni per ovviare alle esigenze di cassa immediate. Bruxelles dice di no perche’ si configurerebbe come aiuto di Stato. Poi viene trovato l’accordo: il prestito dovra’ essere restituito allo Stato dalla bad company, quindi potenzialmente mai.

 IL NAUFRAGIO DEI “CAPITANI CORAGGIOSI “Cai acquista la ‘good company’ e sulle spalle dello Stato rimane una ‘bad company’ con debiti per un miliardo. Air France aveva chiesto 2.100 esuberi. Cai ne effettua 7.000 (con 7 anni di cassa integrazione, di fatto a carico della bad company). I sindacati protestano. Air France-Klm rimane comunque nel ruolo di partner strategico, con una quota del 25%. Dopo un periodo di calma i conti ricominciano a peggiorare, complici le fusioni con Air One e Volare, che fanno salire ancora il numero degli esuberi. A riportare Alitalia sul baratro sono pero’ gli errori di strategia: riduce ad appena 16 le destinazioni intercontinentali. Malpensa, che avrebbe dovuto diventare la rampa di lancio della nuova compagnia secondo i piani francesi, diventa una sorta di cattedrale nel deserto. –

L’ADDIO DI SABELLI E LE NUOVE TURBOLENZE Chiuso il miglior bilancio di sempre della storia di Cai (appena 69 milioni di rosso), nel 2012 Rocco Sabelli lascia il ruolo di amministratore delegato, non dopo aver tentato nuovamente la strada di una fusione con Air France. Sabelli viene sostituito da Andrea Ragnetti, che dura un anno. Intanto Alitalia brucia oltre 600.000 euro al giorno. I 735 milioni di euro della ricapitalizzazione del 2009 sono ormai totalmente risucchiati dal gorgo nei conti. Il 2012 si chiude con un rosso di 280 milioni che sale a 569 milioni l’anno successivo. Ovvero piu’ di un milione e mezzo di perdite al giorno.

– COLANINNO GETTA LA SPUGNA, ARRIVA ETIHAD Il 2013 vede Alitalia di nuovo prossima al fallimento. Il presidente Roberto Colaninno a ottobre offre le dimissioni sue e dell’intero cda una volta concluso il nuovo aumento di capitale da 300 milioni deciso a ottobre. Air France non partecipa e scende all’8%. Entra Poste Italiane, che mette sul piatto 75 milioni. Il governo, ora guidato da Enrico Letta, avvia i contatti con la emiratina Etihad. Dopo un negoziato durissimo con i sindacati, il gruppo di Abu Dhabi firma l’8 agosto del 2014 un’intesa per rilevare il 49% di Alitalia.L’anno termina con una perdita ancora piu’ profonda: 580 milioni di euro. Il primo gennaio 2015 nasce la terza incarnazione della compagnia di bandiera, che vede Cai, nel ruolo di holding, controllare il restante 51%. Il piano di taglio delle spese del nuovo azionista riporta le perdite sotto i 200 milioni a fine 2015 ma non basta. La compagnia non riesce a riprendersi neanche con l’azione degli emiri, tanto da arrivare a perdere quasi un milione al giorno. 

 2017, INIZIA L’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA Il 14 aprile viene firmato un pre-accordo tra sindacati e azienda con 980 esuberi, ma il personale boccia l’intesa con un referendum dove i no vincono con il 67%. Il 2 maggio e’ inevitabile l’inizio dell’amministrazione straordinaria con la triade formata da Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari. Il 17 maggio viene pubblicato il bando per le manifestazioni di interesse per la vendita di Alitalia. Per sostenere le casse della compagnia viene erogato un prestito ponte statale di 900 milioni, in scadenza il 15 dicembre 2018. Al 30 settembre in cassa ci sarebbero 770 milioni, mentre nel terzo trimestre del 2018 Alitalia ritrova un piccolo utile.

– IL PIANO PER LA NEWCO E L’OFFERTA DI FS Il 12 ottobre 2018 il governo targato Lega-Movimento 5 stelle, attraverso il vicepremier Luigi Di Maio, annuncia che lo Stato e’ pronto tornare azionista di Alitalia. La soluzione ipotizzata e’ una newco con una dotazione iniziale di almeno 2 miliardi, partecipata per circa il 15% dal Tesoro e con il coinvolgimento di Ferrovie dello Stato e Cdp per la flotta, insieme a un partner industriale internazionale. Il 31 ottobre 2018, giorno in cui scade il termine per la cessione della compagnia (fissato nella legge 77 del 21 giugno 2018), i Commissari straordinari di Alitalia ricevono due offerte vincolanti e una manifestazione di interesse non vincolante. Fs presenta un’offerta vincolante per l’acquisto dei rami d’azienda delle societa’ Alitalia-Sai e Alitalia Cityliner. La low cost EasyJet ribadisce la sua manifestazione di interesse nei confronti della compagnia, per una “Alitalia ristrutturata”. In campo scende anche Delta. Il 20 novembre 2018 arriva il via libera all’offerta di Ferrovie dello stato per Alitalia. Fs riceve la lettera dei commissari straordinari in cui si dice che l’offerta “e’ stata positivamente valutata” dagli stessi commissari, “sentito il ministero vigilante”, ovvero il Mise. 

 LA TRATTATIVA VA AVANTI. L’OFFERTA DI ATLANTIA Il 13 febbraio 2019 il cda di Fs delibera l’avvio della trattativa con Delta ed Easyjet. Il 18 marzo Easyjet si ritira dalla trattativa. Viene prorogata al 30 aprile la nuova scadenza per la presentazione dell’offerta vincolante da parte di Fs. La proroga del termine delle offerte slitta ancora e poi al 15 luglio. Il 14 luglio sul tavolo di Mediobanca, advisor di Fs, arrivano le offerte per la costituzione della newco da parte di Atlantia, il gruppo Toto, l’azionista di maggioranza della compagnia colombiana Avianca, German Efromovich e il presidente della Lazio, Claudio Lotito. Il 15 luglio il cda di Ferrovie, “valutate le conferme di interesse pervenute, individua Atlantia quale partner da affiancare a Delta Air Lines e al ministero dell’Economia e delle Finanze per l’operazione Alitalia“. L’ipotesi a cui si lavora e’ una newco in cui Fs dovrebbe avere fra il 35 e il 37% e il Mef il 15%, frutto della conversione in capitale degli interessi maturati con il prestito ponte da 900 milioni. Le quote dei partner privati, Atlantia e Delta, sono da fissare, ma indicativamente la compagnia Usa dovrebbe avere tra il 15% e il 20% mentre la holding della famiglia Benetton circa il 30%.

– IL NODO AUTOSTRADE Da questo momento i riflettori sono puntati su Atlantia e quindi, indirettamente su Autostrade. La questione del concessionario controllato da Atlantia (sotto accusa per il crollo del ponte Morandi) s’intreccia con il rilancio di Alitalia. E da subito i ministri M5s Di Maio e Toninelli mettono in chiaro che la scelta di Atlantia come partner di Fs per Alitalia e la revoca delle concessioni autostradali “sono due strade totalmente separate che non si incontreranno mai”. In sintesi, sulla scelta di Atlantia per Alitalia nessun baratto sulla revoca. Sul fronte dei tempi per la costruzione di un “serio piano industriale”, la dead line e’ la meta’ di settembre. Intanto a luglio crescono i ricavi e i passeggeri relativi ai voli intercontinentali di Alitalia e anche i ricavi (+8,1%) e i passeggeri (+9,7%) del settore business.

CAMBIA IL GOVERNO E ARRIVA LA SESTA PROROGA Dopo la pausa estiva, a fine agosto, i commissari convocano i sindacati per fare il punto sul piano industriale della cordata costituita da Fs, Atlantia, Delta e Mef, ma l’incontro slitta. Come slitta la scadenza del 15 settembre per la presentazione dell’offerta vincolante da parte di Ferrovie. Nel frattempo l’alleanza Pd-M5s da’ alla luce il governo Conte bis e il dossier Alitalia e’ tra i piu’ spinosi sul tavolo del nuovo ministro dello Sviluppo economico, il pentastellato Stefano Patuanelli. Arriva la sesta proroga, fissata al 15 ottobre. Tutti gli attori della vicenda Alitalia sono convocati al Mise il 18 settembre. Quelli successivi sono giorni concitati, con i sindacati che premono per un piano in tempi brevi e i rappresentanti di governo che “lavorano giorno e notte” al delicato dossier. Il 23 settembre Patuanelli annuncia che la cassa integrazione straordinaria viene prorogata al 31 dicembre. I sindacati chiedono ancora il piano di rilancio e Patuanelli assicura che il 15 ottobre e’ “il termine ultimo per le offerte”.

– I DUBBI DI ATLANTIA E LA PROPROSTA DI LUFTHANSA Il 3 ottobre Atlantia annuncia che per andare avanti servono “modifiche profonde” al piano di rilancio. Il fatto provoca l’irritazione del governo che si riunisce con i ministri competenti, dopo il Cdm, per affrontare la vicenda. Il giorno dopo Conte ammette che “la situazione e’ complicata” e l’8 vede i vertici di Atlantia. Il 9 ottobre i sindacati proclamano uno sciopero e Alitalia e’ costretta a cancellare oltre 200 voli. I commissari sono ricevuti da Patuanelli. Lufthansa conferma l’interesse a una partnership commerciale con Alitalia, ma non a un ingresso nel capitale. Il 15 ottobre Atlantia dice che per l’offerta vincolante servono altri approfondimenti e che serve procedere “alla individuazione di un partner industriale che partecipi al capitale della newco con una quota significativa”. Nella stessa serata il cda di Fs delibera la “disponibilita’ a proseguire il confronto per la definizione di un Piano industriale condiviso, solido e di lungo periodo volto a valutare la formulazione di un’offerta finale per l’acquisto da Alitalia” ma mette nero su bianco che nella Newco Fs Italiane sara’ “socio di minoranza”.

– LA SETTIMA PROROGA E IL NUOVO PRESTITO PONTE Il dl fisco prevede un nuovo prestito ponte di 350 milioni per sei mesi per far fronte a “indilazionabili esigenze gestionali” Il 23 ottobre arriva la settima proroga al 21 novembre. Questa volta pero’ Patuanelli pone due condizioni: un intervento diretto dei commissari con un immediato confronto con gli offerenti e una richiesta di aggiornamento quotidiano sullo stato di avanzamento dei lavori. Nella relazione tecnica del decreto fiscale del 24 ottobre il prestito ponte sale a 400 milioni. Il 31 ottobre Lufthansa esplicita la sua intenzione di entrare nel capitale di Alitalia con un investimento “considerevole” ma a patto che sui tagli alle spese prefissati venga raggiunto un accordo con le parti sociali. In audizione alla Camera il 6 novembre, il commissario straordinario Stefano Paelari afferma che “la cassa al 31 ottobre era pari a 315 milioni, contro i 310 milioni del 30 settembre 2019. All’inizio dell’amministrazione straordinaria avevamo in cassa 83 milioni”.

– SALTA LA CORDATA E IL GOVERNO PENSA A UN PIANO B I giorni passano e Atlantia chiede piu’ tempo per sciogliere la riserva su Alitalia. Patuanelli resta comunque ottimista e assicura che il termine per chiudere l’intera operazione Alitalia resta fermo a marzo. Il 20 novembre anche Fs prende le distanze: il cda conferma al Mise “l’impegno e la disponibilita’ a a proseguire le negoziazioni per il costituendo consorzio” ma ammette che “a oggi non sono ancora maturate le condizioni necessarie” per l’offerta. Il 22 Atlantia si sfila ufficialmente. Il 25 un altro sciopero costringe la compagnia a cancellare 137 voli. E mentre i sindacati lanciano l’ennesimo allarme chiedendo un “vero piano industriale”, il 26 novembre il presidente del Consiglio Conte ammette che per Alitalia “non c’e’ una soluzione di mercato a portata di mano”. 

– L’IPOTESI NAZIONALIZZAZIONE Tra le alternative per salvare la compagnia il governo a fine novembre 2020 non viene piu’ esclussa la nazionalizzazione. Patuanelli e’ sicuro: “”Una soluzione si trovera'”. Per aggiungere subito dopo: “La nazionalizzazione puo’ non essere per forza un evento negativo. Il problema e’: la politica sara’ in grado di individuare manager in grado di guidare l’azienda o solo manager trombati dalla politica?”. – LEOGRANDE COMMISSARIO. FARO UE SU AIUTI STATO Il 6 dicembre 2019 Giuseppe Leogrande diventa il nuovo commissario unico di Alitalia. Il 19 dicembre viene estesa per altri tre mesi la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori. Intanto, sul vettore arriva anche la spada di Damocle dell’indagine Ue per gli aiuti di Stato, con il commissario alla concorrenza, Margrethe Vestager, che annuncia di voler approfondire il dossier per accertare il ruolo del pubblico sulla situazione della societa’.

– IL NUOVO BANDO E I CONTI DELLA PANDEMIA A marzo 2020 viene pubblicato il nuovo bando per le manifestazione di interesse per l’acquisto della societa’. Tre lotti di vendita: volo, handling e manutenzione. Per il primo sarebbero tre le manifestazioni di interesse: Almaviva all’interno di una cordata, l’imprenditore sudamericano German Efromovich con il suo Synergy Group e Us Aerospace Partners. Ad aprile arrivano i primi conti del Covid-19: la societa’ registra un crollo dei ricavi pari al 97%. La pandemia rallenta anche l’indagine dell’Ue che non puo’ che approvare a dicembre 2020 aiuti pari a 73 milioni di euro da parte dell’Italia alla societa’ per compensarla dai danni subiti a causa delle restrizioni agli spostamenti per contenere il diffondersi del coronavirus.

– NOMINATI CAIO E LAZZERINI, NASCE ITA Il 30 giugno l’ex premier, Giuseppe Conte, nomina i nuovi vertici della compagnia: Francesco Caio sara’ presidente e Fabio Lazzerini avra’ il ruolo di amministratore delegato. Il 9 ottobre viene firmato il decreto dei ministri dell’Economia, dei Trasporti, dello Sviluppo economico e del Lavoro che fa nascere la nuova Alitalia: la newco si chiama Ita, acronimo per Italia trasporto aereo. Lazzerini il 16 dicembre annuncia in audizione al Senato che la societa’ e’ in discussione con due grandi gruppi: Air France-Klm e Lufthansa: “Abbiamo iniziato un’interazione con entrambi, con entrambi partiamo da un foglio di carta bianca. Inizialmente sara’ una partnership commerciale, poi in futuro potrebbe, al momento opportuno, diventare una partnership piu’ stretta”. La parola d’ordine della nuova Alitalia, precisano i vertici, e’ “discontinuita’ con il passato”. 

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