La prima strage di Stato. Torino, 21 e 22 settembre 1864

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di Roberto Gremmo – Nell’ormai lontano autunno del 1999 pubblicai a Biella un libro sul massacro di Torino del 21 e 22 settembre 1864 quando la soldataglia del nuovo regno d’Italia sparo’ sulla folla inerme che protestava per lo spostamento a Firenze della capitale ed uccise una sessantina di persone.

Il mio libro aveva per titolo “La prima strage di stato” e si contrapponeva alla storiografia ufficiale che considerava quelle manifestazioni alla stregua di rigurgiti localistici o di proteste di bottegai timorosi di perdere la clientela. Prima di me, soltanto il compianto amico e patriota piemontesista Ettore Amedeo Perego aveva sottolineato il carattere “nazionale” di quella rivolta spontanea ma lo aveva fatto sul giornalino “Assion Piemonteisa”, quasi un foglio clandestino, e nessuno gli aveva dato importanza. Il mio libro fece invece molto clamore. Al punto che dopo la sua uscita, pubblicizzata dai giornali, il vice-sindaco d’allora, Domenico Carpanini fece murare in tutta furia in piazza San Carlo, teatro dell’eccidio, una lapide commemorativa molto esplicita e perentoria: “In questa piazza il 21 e 22 settembre 1864 caddero 52 cittadini torinesi e 187 furono feriti. Vittime della repressione delle manifestazioni di protesta per il trasferimento da Torino a Firenze della capitale d’Italia. Il Comune pose il 4-XII-1999”.

Ovviamente, nel mio libro, basato sui documenti della commissione d’inchiesta capeggiata dal deputato Casimiro Ara, non mi limitavo a rievocare quei fatti luttuosi ma  scandagliavo il fondo melmoso della provocazione politica e poliziesca che aveva trasformato una spontanea mobilitazione popolare nel pretesto per “giustificare” il furto della capitale, presentando il tranquillo Turin come una bolgia infernale di assatanati estremisti fuori di testa. Per la prima volta, entravano in azione i servizi segreti e la loro provocazione dava inizio ad una vera e propria strategia della tensione. Analoga a quella, in anni a noi vicini, messa in atto per liquidare il Sessantotto giovanile e studentesco.

Noto con piacere che la definizione di strage di stato per i fatti luttuosi del 1864 che veniva considerata bislacca quando usciva il mio libro, e’ oggi pienamente accettata. L’ha fatta propria anche l’autorevole rivista “History” sottolineando che sull’eccidio non si e’ mai fatta davvero chiarezza. E’ e rimane una delle pagine più nere e luttuose di un Risorgimento tragico, infausto e luttuoso.

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