Arresti commercialisti, Lega ostenta sicurezza: “Tanto finisce come questione Russia”

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“Assolutamente tranquilli, finira’ in nulla come tante altre inchieste che cercavano soldi in Russia, in Svizzera o in giro per il mondo che non c’erano”. Cosi’ la Lega, tramite l’ufficio stampa del gruppo del Senato, commenta la notizia degli arresti domiciliari per tre commercialisti nell’ambito dell’inchiesta su Lombardia Film commission. 

Ed ecco il riepilogo della giornata. Tre commercialisti vicini alla Lega e il cognato di uno di loro sono finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano sulla Lombardia Film Commission. La fondazione, di cui sono soci la Regione e il Comune di Milano, è nata con l’obiettivo di “promuovere sul territorio lombardo – si legge sul sito – la realizzazione di film, fiction tv, spot pubblicitari, documentari e di ogni altra forma di produzione audiovisivo”. Al centro una compravendita immobiliare, secondo l’accusa, a prezzo ‘gonfiato’.

Il Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Milano ha eseguito un’ordinanza di misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal gip del tribunale ordinario nei confronti di Michele Gaetano Arturo Maria Scillieri, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, tre commercialisti vicini al Carroccio, e di Fabio Giuseppe Barbarossa, cognato di Scillieri, indagati, a vario titolo, per i reati di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Per la stessa vicenda, ricorda in una nota della procura di Milano, nel mese di luglio era stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto Luca Sostegni.

In corso ulteriori operazioni. Al centro dell’indagine dei pm guidati dal procuratore capo Francesco Greco, l’immobile acquistato nel dicembre di tre anni fa, quando il presidente della Regione era Roberto Maroni, dall’Immobiliare Andromeda per 400mila euro e rivenduto pochi mesi più tardi alla Lombardia Film Commission al doppio del prezzo.

Sostegni è il liquidatore della società Paloschi Srl che avrebbe venduto il capannone industriale, a Cormano, nell’hinterland milanese, all’immobiliare, poi passato alla fondazione per 800mila euro. Soldi pubblici che poi si sarebbero dispersi in mille rivoli, ritornando, secondo quanto ricostruito, per la maggior parte nella disponibilità dei tre professionisti o di altri imprenditori vicini alla Lega. “Siamo assolutamente tranquilli, finirà in nulla come tante altre inchieste che cercavano soldi che non c’erano in Russia, in Svizzera o in giro per il mondo”, sostengono fonti del partito guidato da Matteo Salvini.

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