Napolitano costruttore e custode del supremo potere statale basato sull’alleanza del centro col sud

23 Settembre 2023
Lettura 2 min

di Sergio Bianchini – Le lodi della figura di Napolitano imperversano su tutti i giornali ed in effetti si tratta certamente di una personalità con grande rilievo sia per sapienza culturale che per abilità tattica in politica.

Con perfetto stile napoletano, cioè incurante della bandiera ideologica e attento invece ai risultati pratici, si iscrisse al Partito comunista nel 1945 senza nessuna reverenza verso la cultura marxista ed operaista: ”Entrai nel partito senza sapere molto di marxismo e dei suoi sacri testi” confesserà molti anni dopo.

Un’adesione quindi determinata dall’esame concreto delle forze in campo e da una scelta intelligente del cavallo allora quasi vincente.

Suo protettore nel PCI fu Giorgio Amendola, altro comunista “napoletano”, che con Napolitano formava l’ala “destra” del PCI contrapposta a quella prevalente “nordista”,  dominante nel PCI fino alle dimissioni del segretario piemontese Luigi Longo nel 1972.

Basta leggere il libro di Longo del 1973 “I centri dirigenti del PCI nella resistenza” per comprendere l’abisso tra la mentalità del comunista del nord e quella del comunista del sud ( Amendola) costantemente accusato di incoerenza, di immobilissmo e di opportunismo.

Nel 1972 tra i comunisti nordisti e quelli meridionali si interpose Berlinguer che cercò di combinare le due anime senza però davvero riuscirci.

L’intelligenza tattica del comunismo meridionale si rivelò vincente anche perché quello nordico non seppe trovare una linea politica adeguata ai tempi ed alla realtà italiana dove il nord industriale convive con  un centro e  un sud con caratteristiche diverse ma dotati di grande attivismo politico amministrativo e di capacità di manovra.

In particolare il PCI del nord non seppe coniugare operaismo nordico e stato sociale e alla fine si immerse totalmente nella logica assistenzialista meridionale foraggiata dal continuo aumento della pressione fiscale e da una quasi aperta ostilità  di un’opinione pubblica predominante almeno nei media contro il nord “benestante”.

Ateo e mite come lo mostrano i giornali, amante del dialogo a 360 gradi, Napolitano fu però implacabile contro il nordismo. Ministro dell’Interno dell’allora governo Prodi determinò nel settembre 1996 la prima perquisizione di Via Bellerio .

Prodi e Napolitano, fatale convergenza di due autorevolissimi sostenitori dell’alleanza del centro con il sud per il potere supremo dello stato e del paese. Un centrosudismo attuato con una grande intelligenza e direi furbizia  al quale il nord non ha saputo contrapporre alternative.

E’ toccato a Renzi, nel 2014 provare ad invertire la rotta consolidata del centro alleato al sud. Prospettando la riproposizione di un asse del centro con il nord per superare la situazione ormai fallimentare dello stato, Renzi si inimicò il potere supremo che lo distrusse senza però rimediare il disastro di uno stato assistenziale ridotto in “braghe di tela” dal continuo aumento delle richieste del meridionalismo e conseguentemente delle tasse con la paralisi dello sviluppo.

Dell’intellettualismo comunista del nord cosa rimane ormai? Nulla. Anche il segretario nazionale della CGIL, Landini, è emiliano. Il ribellismo nordico vede ormai solo rigorismi giudiziari (vedi Travaglio) e nostalgie leghiste senza orizzonti strategici e capacità di manovra anche tattiche. Il trasformismo meridionale e la furbizia del centro Italia, che si destreggia nello scontro nord sud difendendo la propria stabilità, continuano a dominare il paese e lo stato ma senza più forza e senza …..denari.

L’unico vero gestore e garante attuale delle dinamiche declinanti delle tre Italie è la chiesa cattolica che guida, oltre allo stato d’animo di paziente rassegnazione, perfino la politica estera mandando il presidente della CEI Zuppi a fare geopolitica con il silenzioso appoggio del governo.

Sembra una situazione insostenibile e colma di presagi catastrofici. Ma sono quaranta anni che ho la stessa sensazione eppure il baraccone non è ancora crollato.

Stiamo a vedere.

Credit fonte quirinale.it

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