Collaboratori parlamentari: Indignati per risposte Boldrini. La replica: tutto alla luce del sole

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 “Le giustificazioni accampate dall’on. Laura Boldrini, già Presidente della Camera, sono inaccettabili e aggravano la sua posizione. Ai collaboratori parlamentari non possono essere chieste prestazioni che riguardano la vita privata di un parlamentare, come l’acquisto di beni personali”. Lo dichiara in una nota José De Falco a nome dell’Associazione italiana collaboratori parlamentari (AICP), di cui è Presidente.

“La deputata afferma candidamente di aver delegato la sua ex collaboratrice a svolgere mansioni per nulla attinenti alla sua attività parlamentare, servendosi delle risorse messe a disposizione della Camera, e quindi di fondi pubblici, per onorare la sua retribuzione. Come se fosse una cosa normale. I fatti descritti evidenzierebbero invece un vero e proprio abuso, purtroppo frequente in Parlamento, che non può essere tollerato. Se l’on. Boldrini non riesce ad occuparsi delle proprie incombenze private deve assumere un assistente personale e pagarlo con soldi propri. Ma ribadiamo che non può avvalersi di personale stipendiato con risorse pubbliche. Si tratta di un precedente grave, sebbene non isolato, visto che i parlamentari sanno perfettamente che le prestazioni dei collaboratori devono essere legate esclusivamente alle attività parlamentari. Lo sanno soprattutto se hanno ricoperto la carica di Presidente. La nostra Associazione – ricorda De Falco – chiede da anni, invano, un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche affinché sia introdotta, analogamente agli altri Parlamenti europei, una chiara e puntuale regolamentazione dei collaboratori parlamentari, restituendo dignità alla categoria, prestigio alle Istituzioni e salvaguardando l’utilizzo delle risorse pubbliche nell’interesse dei cittadini. Rinnoviamo un forte appello agli Uffici di Presidenza di Camera e Senato perché la misura è colma: è tempo di intervenire”, conclude De Falco. 

In una replica alle polemiche sulla propria pagina facebook, Laura Boldrini risponde così.

Su alcuni giornali troverete la mia replica, anche attraverso delle interviste, su una vicenda che mi ha lasciata esterrefatta e addolorata. Una vicenda cavalcata da una certa stampa per cui, stando ai loro titoli, sarei “maschilista”, “padrona” e addirittura “aguzzina”. Come dichiarato nelle diverse interviste, con Lilia, la mia ex collaboratrice domestica, non c’è alcun contenzioso, alcuna vertenza, alcun conflitto. A maggio mi ha detto che non poteva venire a lavorare di sabato, come le avevo chiesto, ed abbiamo deciso di sospendere il rapporto professionale. Lo abbiamo fatto in assoluta serenità. Ho pagato ogni anno il TFR, essendo ovviamente un rapporto regolare. Restavano da saldare gli scatti di anzianità che né Lilia né io sapevamo stabilire a quanto corrispondessero. Quindi abbiamo deciso di rivolgerci al Caf (lei) ed alla commercialista (io). Ci sono stati dei problemi nel rintracciare la persona del Caf incaricata e questo ha prolungato i tempi, disguidi anche dovuti al difficile momento che stiamo vivendo. Oggi ci sarà un secondo incontro dopo quello di giovedì scorso proprio per definire la cifra. Questi confronti sono assolutamente normali quando si chiude consensualmente un rapporto di lavoro di anni.Per quanto riguarda la mia ex collaboratrice parlamentare, da subito le ho manifestato i miei dubbi sul fatto che potesse sostenere un pendolarismo Lodi-Roma. Roberta mi ha sempre detto di volerlo fare ed io ho rispettato la sua volontà, essendo lei una donna appassionata di politica, seria e capace, determinata.

Poi dopo il lungo lockdown, ha chiesto di poter continuare a lavorare da casa, per ragioni legate alla famiglia e ad un problema di salute del figlio. Per cui, dopo esserci confrontate, tenendo conto che il suo ruolo e la sua presenza in ufficio erano importanti per tutto lo staff, abbiamo convenuto che le due esigenze non potevano incontrarsi e quindi ci siamo salutate con un abbraccio commosso. Roberta coordinava le attività di segreteria, preparava bozze di interrogazioni parlamentari e principalmente si occupava della mia agenda, incastrando le visite nei territori, gli impegni pubblici e istituzionali, con quelli di natura più privata. Un tipo di lavoro concordato con lei fin dall’inizio. Bisogna tener presente che quando le agende sono complesse non sempre si riesce da soli a comporre il quadro, specialmente quando non si ha la famiglia sul posto a cui far riferimento, come nel mio caso. Diventa complicato se non impossibile fare cose semplici come andare in farmacia o fare l’appuntamento per una visita medica. Per questo è capitato che mi sia anche rivolta a Roberta, come era negli accordi. Per tutte queste ragioni sono rimasta incredula e molto dispiaciuta a leggere di un malessere e di un malcontento che non mi sono mai stati esplicitati da Roberta.Un’ultima cosa. La più importante. So di essere esigente sul lavoro, perché lo sono in primis con me stessa, e perché sento la responsabilità del ruolo, ma mai e poi mai ho voluto ferire la dignità dei miei collaboratori e delle mie collaboratrici.Quindi, concludendo, di cosa sono accusata? Del ritardo, in tempi di Covid, nel fare i calcoli degli scatti di anzianità che non compete a me fare? Di aver chiesto alla mia collaboratrice di inserire in agenda anche i miei impegni privati, lavoro su cui a monte avevamo già un accordo.

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