Renzi come Fanfani, oltre il 40% poi il crollo e le dimissioni. A quale altro segretario di partito toccherà la stessa sorte?

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fanfani

di STEFANIA PIAZZO – La politica, dice sempre un mio amico, è una scienza perfetta. Ma non lo è con questo governo, perché di politici che seguono le logiche e gli schemi della politica, in questo governo non ce ne sono. Questa Lega e i 5Stelle sono fuori e oltre le dinamiche dei partiti. Sono degli Zelig che seguono con il trasformismo il mutare della società.

Ma, tutto sommato, qualche analogia col passato la politica più recente ce la può offrire. Occorre uscire dagli slogan e leggere un momento i numeri della storia. Nel 1958, a seguito del successo elettorale della DC, che toccò il 42%, Amintore Fanfani poté formare il suo secondo governo, con il sostegno di repubblicani e socialdemocratici, ricoprendo anche la carica di ministro degli Esteri. Segretario e ministro, insieme.

Ma non durò a lungo, la sua stagione di centrosinistra fu colpita dai franchi tiratori e cadde. Sia da ministro che da segretario.

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Alle ultime elezioni europee, quelle di 5 anni fa, Matteo Renzi ottenne da segretario del partito e primo ministro un record storico per la sinistra in Italia e in Europa, il 40,8%. Le elezioni europee del 2014 in Italia dell’allora 25 maggio siglarono l’apice. Poi, Renzi, fallito il referendum costituzionale di fine 2017, lasciò il governo. E alle politiche del marzo 2018, il Pd dimezzò i suoi consensi. Renzi cadde anche da segretario del partito.

Ora la Lega vive la stagione dopo i suoi massimi. Per quanto saprà amministrare il bottino Matteo Salvini?

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