Il Papa consiglia la resa dell’Ucraina perché sa che la guerra è persa?

10 Marzo 2024
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di Sergio Bianchini – Tutti i nostri media sostengono assolutamente la guerra fino alla sconfitta e al ritiro della Russia dalle terre occupate con l’azione militare speciale.

Ma il Papa ha consigliato la bandiera bianca, una resa con trattative di pace mediate ai massimi livelli mondiali tra i quali il Papa colloca anche sé stesso.

La cosa sta facendo scalpore anche se fin dall’inizio della guerra Ucraina, 2 anni fa, il Papa consiglia la trattativa stagliandosi solitario nel panorama guerresco dei nostri media, ma sostenuto da una opinione pubblica tacitata ed oscurata che a grande maggioranza si oppone alla politica governativa di invio di armi a Kiev.

Il Papa chiaramente tiene conto dell’opinione pubblica mondiale dove è dislocata la maggioranza dei preti e dei vescovi cattolici e rivela inoltre, con l’uso della immagine della bandiera bianca, che ormai tutte le elites anche occidentali considerano la guerra antirussa dell’Ucraina una guerra persa.

L’uso esplicito della bandiera bianca va oltre il consueto appello morale alla pace.

E così in Italia abbiamo un governo fortemente schierato con la musica guerresca e con l’invio indefinito di armi e contemporaneamente la figura più autorevole sul piano morale, il Papa, schierata contro.

Questa situazione non è nuova e fa parte della consueta doppiezza dei governi Italiani stretti da un lato dalla pressione angloamericana e dagli interessi che questa garantisce, e dall’altro da un desiderio di autonomia e di sviluppo a livello mondiale di relazioni economiche e politiche.

Non a caso l’intervento governativo attuale in Africa si chiama PIANO MATTEI, quel funzionario che morì nella caduta del suo aereo proprio a causa della iniziativa politica ed economica semi indipendente che aveva avviato coi paesi produttori di petrolio e che non piaceva affatto alle 7 sorelle dominanti nel mercato del petrolio.

E così il governo si guarda bene di smentire il Papa ed il Papa si guarda bene dal criticare il governo. Ognuno dei due autori ha un dilemma insolubile. Il Papa sa che il nido fondamentale della chiesa cattolica è a Roma ma che la chiesa che da lui dipende è schierata in tutto il mondo. Deve quindi andare d’accordo con lo stato nazionale che più di tutti lo sostiene, l’Italia, ma anche tener conto del pensiero e del destino di 400 mila preti e 5 mila vescovi sparsi nei 5 continenti.

Il governo allo stesso tempo cerca un protagonismo economico planetario ma sa che appena si mettesse contro l’egemonia USA il suo destino sarebbe segnato come tutte le vicende apparentemente oscure degli anni di piombo insegnano.

Non ci sono dunque alternative alla nostra doppiezza, anzi, le sorprese della politica sono destinate ad accrescersi sia a livello nazionale che europeo che mondiale.

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