Il discorso di Draghi: le stesse ovvietà di Conte, ma in soli 7 minuti contro i 50 di Giuseppi

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di Luigi Basso – Da giorni la stampa mainstream esortava il Premier Draghi a manifestarsi, a parlare, a proferire verbo: dato che Draghi ha appena finito di parlare alle Camere (il voto di fiducia c’è stato meno di 20 giorni fa), il pressing ossessivo dell’opinione pubblica per l’epifania del Premier è veramente petulante e ricorda i piccoli uccellini che, non sapendo volare per procurarsi il nutrimento, attendono pigolanti che qualcuno li imbecchi..
Il Presidente del Consiglio, pertanto, appena arrivato a Palazzo Chigi, con gli scatoloni ancora imballati, è stato chiamato a furor di popolo a dire qualcosa in pubblico.


Essendo appena arrivato, il malcapitato non aveva un granché da dire e, difatti, ha abbozzato un misero discorso infarcito di luoghi comuni e banalità, montato in quattro e quattr’otto in maniera raffazzonata: il video inizia in modo brusco, senza alcuna presentazione, addirittura con le immagini sfocate che sono messe in linea solo dopo qualche secondo.
L’oratore, che sembra colto di sorpresa dalla telecamera, nel mezzo di un ambiente indefinibile, legge immobile, se si eccettua un movimento a scatti del braccio destro, fissando un gobbo, respirando a fatica e deglutendo nervosamente.


Draghi parte ovviamente dalla pandemia, osserva altrettanto ovviamente che ricorre l’anniversario del primo DPCM, ringrazia la pazienza dei cittadini, l’eroismo di chi combatte in prima linea contro il virus, infila un ambiguo e sinistro riferimento al fatto che “siamo solo all’inizio”, forse relativo all’azione di governo, ma estensibile anche all’epidemia.


Segue una lunga teoria di banalità: ce la faremo, ognuno faccia la sua parte, state buoni, bisogna agire con scelte meditate e veloci, la fine non è lontana (concetto molto relativo, poiché dipende dalla misura che si adotta per stabilire la lontananza), le mie preoccupazioni sono le vostre preoccupazioni, sostenere chi è in difficoltà, favorire la ripresa, accelerare le riforme, e così via, di ovvietà in ovvietà.


Dato che ieri era l’8 marzo, Draghi ha dovuto concludere in modo un po’ lunare e stravagante, appiccicando al tema della pandemia il fatto che la prima disparità fra tutte in Italia è quella di genere, come se l’Italia fosse un Paese fondamentalista ultra religioso oscurantista.


L’unica nota positiva del videomessaggio di Draghi è che ha detto le stesse cose che avrebbe detto Conte, vero, ma in soli 7 minuti: l’avvocato del popolo ci avrebbe tenuti lì per almeno 50 minuti a dire le stesse cose in modo logorroico, ampolloso e ridondante.


Dato che siamo di bocca buona, apprezziamo il dono della sintesi di Mario Draghi e ci accontentiamo di aver evitato di stare tre quarti d’ora in più a sentire concetti che avrebbe potuto esprimere qualunque parroco in pensione.

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