CHI VUOLE VERAMENTE I GENERALI E I COLONNELLI?

28 Agosto 2023
Lettura 3 min

di Cuore Verde – Prima di commentare alcuni aspetti derivanti dalla pubblicazione del controverso libro “Il mondo al contrario”, mi preme evidenziare che, secondo me, non esiste alcun dubbio che il generale Vannacci, ancorché in servizio attivo, possa liberamente pubblicare scritti, tenere pubbliche conferenze e comunque manifestare pubblicamente il proprio pensiero, salvo che si tratti di argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio per i quali deve essere ottenuta l’autorizzazione (art. 1472 Codice di Ordinamento Militare).

Il militare può, inoltre, trattenere presso di sé, nei luoghi di servizio, qualsiasi libro, giornale o altra pubblicazione periodica. Permane, nell’esercizio di questi diritti, il divieto di propaganda politica. La corretta interpretazione del divieto di propaganda politica ci viene fornita dall’art. 1483 del Codice di Ordinamento Militare (Esercizio delle libertà in ambito politico) che prevede che al militare che si trovi “nelle condizioni di cui al comma 2 dell’articolo 1350, è fatto divieto di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche, nonché di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati a elezioni politiche e ammnistrative”.  

In sostanza, ai sensi del citato art. 1350 del Codice di Ordinamento Militare, il divieto di propaganda politica si applica quando il militare svolge attività di servizio, si trova in luoghi militari o comunque destinati al servizio, indossa l’uniforme, si qualifica, in relazione ai compiti di servizio, come militare o si rivolge ad altri militari in divisa o che si qualificano come tali. Pertanto, al di fuori delle citate condizioni, il generale Vannacci ha tutto il diritto di fare politica: non è necessario che “si tolga la divisa”, ovvero, si dimetta e si candidi per qualche partito politico. 

Non entrerò nel merito delle opinioni espresse dal generale Vannacci, peraltro, facilmente identificabili in una specifica corrente di pensiero di “destra” che vorrebbe rappresentare la solita “maggioranza silenziosa”. Opinioni che possono essere condivise o meno. Mi interessa, invece, capire quale blocco sociale, certamente molto più ampio dell’area culturale di “estrema destra” di riferimento, possa essere attirato da un certo tipo di atteggiamento “pseudo-ribellistico” per il mantenimento dello “statu-quo”, ovvero, di certi privilegi, soprattutto in ambito fiscale.

Un blocco sociale ed elettorale molto mobile che potrebbe anche non essere interessato ad approfondire realmente le osservazioni espresse da Vannacci. Passando direttamente alla seconda repubblica, è sufficiente ricordare il motto “Basta Roma, basta tasse” della Lega Nord degli anni ’80. Evidentemente, uno slogan banale e semplicistico per attirare il voto che prospettava, irrealisticamente, un Nord dove non si sarebbero pagate le tasse. A differenza del resto del mondo.

Poi, sulla stessa scia, Forza Italia, un partito guidato da un imprenditore, con il mito dello “stato leggero” che, ovviamente, avrebbe dovuto far pagare pochissime tasse. Sono poi arrivati i sovranisti (Cinque Stelle e Lega per Salvini Premier) dichiaratamente “NO-EURO” che, poi, si sono schierati ordinatamente con l’ex-governatore della BCE.

A fronte della solita promessa, mai mantenuta, ora questo blocco sociale, nelle sue scelte elettorali, si è spostato ancora più a destra con i Fratelli d’Italia.

Giorgia Meloni, nel 2019, si esprimeva chiaramente: “Noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite perché è uno scandalo che le tasse dello stato italiano compromettano così la nostra economia” (Quando Meloni prometteva che avrebbe tagliato le accise e l’Iva fingendo di andare a fare benzina – la Repubblica).  Ma anche qui la propaganda si deve scontrare con la realtà. In questo momento, non si discute certo di riduzione delle accise, altro che abolizione. Il ministro Giorgetti, in questi giorni ha infatti lanciato sulla manovra di bilancio preoccupati allarmi del tipo:

«Andranno fatte delle rinunce» e sulle pensioni «non c’è nessuna riforma previdenziale che tiene nel medio-lungo periodo con i numeri della natalità che abbiamo oggi in questo paese». Le scelte da compiere sono chiare e non basta prospettare un mini-prelievo nei confronti degli enormi extra-profitti delle banche o eliminare il reddito di cittadinanza e, soprattutto, “tagliare” aspetti rilevanti del welfare o del servizio sanitario. 

Occorre invece superare la visione di una società ricca ed opulenta dominata da una élite economica allargata, milioni di cittadini, molto influente dal punto di vista elettorale (imprenditori, detentori di rendite e patrimoni, manager, amministratori delegati, una vasta platea di fruitori di privilegi ed esenzioni fiscali). 

A meno che, per non “disturbare” questo blocco sociale, la soluzione non sia chiudere gli ospedali ed innalzare l’età pensionabile ad 80 anni…

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
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