Le tre macroregioni di Miglio in guerra – Il conflitto colpisce il potere d’acquisto delle famiglie del Nord Est e del Centro

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La Cgia oggi con il suo ultimo report ci dice che l’Italia è divisa in tre nel sopravvivere all’impatto dei costi diretti e indiretti del conflitto. Il Nordest paga più di tutti, assieme al resto del Nord, l’indebolirsi del proprio potere d’acquisto. A ruota il Centro. Il Sud quasi invece non se ne accorge, regge meglio l’impatto. Le tre macroregioni di Miglio riaffiorano nella cronaca dell’economia di guerra. La cartina geografica della Cgia di Mestre ci fornisce un utile strumento di riflessione, mentre la questione settentrionale, l’autonomia, sono evanescenti nel dibattito della politica, un brodo allungato ogni volta che si arriva a ridosso di elezioni. 

Dal confronto tra le ultime previsioni di crescita del Pil realizzate prima dell’avvio del conflitto (gennaio di quest’anno) con le successive realizzate dopo l’invasione russa (aprile scorso), emerge infatti che la diminuzione della ricchezza prodotta nel nostro Paese sara’ dell’1,4%. In termini assoluti il deterioramento della situazione economica generale provochera’ dunque una riduzione in termini reali del Pil pari a 24 miliardi di euro che, rapportati ai 25 milioni di famiglie presenti in Italia, si traduce appunto in una perdita di potere d’acquisto per ciascun nucleo di 929 euro. Queste stime, ovviamente, sono parziali e suscettibili di cambiamenti, avverte la Cgia per la quale la situazione che abbiamo vissuto in questi primi 3 mesi di conflitto, infatti, potrebbe mutare radicalmente. Nella malaugurata ipotesi che, ad esempio, la situazione militare subisse una decisa escalation, e’ evidente che queste previsioni andrebbero riviste completamente, sottolinea l’Ufficio studi della Cgia che conclude: “Le stime in capo alle famiglie sono il risultato del deterioramento del quadro economico mondiale dovuto al conflitto russo-ucraino che nel nostro Paese ha provocato un forte rincaro delle bollette di luce e gas, le difficolta’ del commercio internazionale da e verso alcuni paesi, l’impennata dell’inflazione e la difficolta’ di reperire molte materie prime. Questa situazione provochera’ una perdita di potere d’acquisto soprattutto alle famiglie del Centro e nel Nordest”.

Le famiglie del Centro e del Nordest sono le più colpite
I nuclei familiari più penalizzati saranno quelli residenti in Trentino Alto Adige (-1.685 euro), nella Valle d’Aosta (-1.473 euro) e nel Lazio (-1.279 euro). Se le prime due realtà territoriali risentiranno, principalmente, dell’aumento dei costi energetici, la terza, che è decisamente condizionata dai risultati della provincia di Roma, patirà, in particolar modo, del forte calo dei consumi interni e per l’effetto
dell’inflazione sui beni importati (nel biennio 2020-2021 la regione Lazio ha registrato un saldo commerciale negativo di ben 17 miliardi di euro). Altrettanto critica la situazione in Veneto (-1.065 euro), in Toscana (-1.059 euro) e in Basilicata (-1.043 euro); in queste due realtà del Centro-Nord la perdita di potere d’acquisto sarà riconducibile, in particolar modo, alla contrazione della domanda interna e ai rincari delle bollette di luce e gas, così come nel Piemonte (-1.039 euro) e in Emilia Romagna (-1.035 euro). Per le regioni del Sud, infine, l’impatto della crisi sarà meno “violento”; con costi energetici molto più contenuti che nel resto del Paese, un’economia meno aperta ai mercati internazionali e dimensionalmente più piccola in termini di Pil procapite, l’impatto negativo sulle famiglie sarà più
contenuto (vedi Tab. 1).

() Perdita di PIL reale con gli sconvolgimenti e il deterioramento della situazione economica, dovuti al conflitto Ucraina-Russia, ai conseguenti effetti sui prezzi dell’energia, delle materie prime e alle difficoltà all’import/export; perdita calcolata come differenza tra le previsioni di gennaio 2022 (prima del conflitto) e di aprile 2022 (a due mesi dall’inizio del conflitto). (*) Lo scarto di differenza dei tassi di crescita nelle 2 previsioni (B-A) è pari per l’Italia a -1,8 punti percentuali che
equivalgono ad una contrazione percentuale del PIL (rispetto alle previsioni di gennaio 2022) dell’1,4%, pari in
termini assoluti a 24 miliardi di euro reali (perdita di potere d’acquisto)


Con la stagflazione è a rischio anche il PNRR
Il quadro economico generale si presenta a tinte molto fosche; il pericolo che il Paese stia scivolando lentamente verso la stagflazione è molto elevato. E’ un termine, quest’ultimo, ai più sconosciuto, anche
perché si manifesta raramente, ovvero quando ad una bassa crescita del Pil, che nei casi più drammatici diventa addirittura negativa, si affianca un’inflazione molto alta che fa impennare il tasso di disoccupazione, così come è successo nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso. Probabilmente questo fenomeno non lo vivremo nel 2022, anche se il trend sembra essere segnato: le difficoltà legate alla post-pandemia, agli effetti della guerra, alle sanzioni economiche inflitte alla Russia, all’aumento sia dei prezzi delle materie prime, in particolar modo di quelle agroalimentari, e sia dei prodotti energetici, rischiano, nel medio periodo, di spingere anche la nostra economia verso una crescita pari a zero, con una
inflazione che si avvierebbe a sfiorare le due cifre. Uno scenario che potrebbe addirittura rendere pressoché inefficaci i 235 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi anni dal PNRR.

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