BRINDISI CON LA GASATA? Il vino fa il botto di rincari. Per i piccoli produttori un disastro

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Finirà che brinderemo agli eventi con le bollicine dell’acqua gasata?

L’Osservatorio Uiv-Vinitaly ha analizzato l’effetto del caro energia sul comparto dei produttori. E’ emerso che  “solo per i costi dell’energia e dei cosiddetti dry-good (tappi, capsule, carta, cartoni e vetro) il prezzo da pagare è di 3,18 miliardi di euro, con un surplus di 1,5 miliardi di euro in più che deriva da +425 milioni di euro (+120%) di caro-energia e da oltre un miliardo in più (+74%) di materie secche, già da mesi sottoposte a pressioni, non solo di tipo inflattivo, ma anche distributivo”.

Per l’uva e e lo sfuso si parla di 6,6 miliardi di euro con un aumento contenuto a +14%. Poi si sommano i costi commerciali (circa 2,4 miliardi e a +25%), il costo del personale,  650 milioni di euro (+7%). Il conto dell’oste è presto fatto: un botto da 12,9 miliardi di euro, con un aumento dei costi totali di quest’anno del 28%, ovvero 2,8 miliardi di euro. La domanda e la soluzione che resta ancora inevasa a questo punto è: come coprire queste spese in più?

L’analisi spiega che  “Di fronte a questa situazione, le aziende hanno cercato di rivedere in corsa i listini, provando a spostare a valle i costi”, operazione per altro riuscita solo in parte, perché “di fatto l’incremento dei listini stimati dall’Osservatorio nei primi 9 mesi di quest’anno è del 6,6%, un dato che resta insufficiente per coprire una variazione al rialzo dei prezzi che le imprese hanno richiesto ai distributori nell’ordine dell’11%” ma il gap equivalente resta “di 4,4 punti percentuali, pari a 600 milioni di euro di costi non coperti da ricavi che il vino italiano è costretto a sostenere per rimanere sul mercato.

Come sempre l’impatto peggiore ricade sulle pmi che riassumono tutta la filiera, raccolta e produzione. Aumenti del 28%, fatturato inchiodato solo ad un 6,6%. 

A pagare il conto più salato, come spesso accade, le piccole e medie imprese che producono, vinificano e imbottigliano tutto, o quasi, in casa propria. Perché se il totale Italia “vedrà aumenti dei costi del 28% a fronte di una crescita del fatturato del 6,6%, il vero macello è quel 28,8% sulle pmi di costi che esplodono.

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