Il tradimento seriale non si risarcisce. Adulteri, la Cassazione è con voi

13 Agosto 2020
Lettura 3 min

di Sergio Bianchini* – In un paginone del Resto del Carlino del 12 agosto, si narra una storia di separazione controversa con una sentenza, della Cassazione, a favore del marito infedele seriale. A commento compare una intervista curiosa: nientemeno che Sgarbi, entrando nel merito a favore delle ragioni della moglie “pluri cornuta”, propone, che l’adulterio sia punito con una multa di 500 euro al “colpo”.
La prima cosa rilevante è che la Cassazione ritenga non imputabile ai fini della separazione colposa un tradimento seriale perché sostiene che la moglie, avendolo sopportato per anni, non può più attribuire il fallimento del matrimonio al tradimento stesso. Sgarbi, irridendo tale ragionamento, si schiera con la donna e propone, forse scherzando, un risarcimento di 500 euro per ogni tradimento.
La cosa che mi ha colpito di più è che Sgarbi proponga una sanzione contro l’adulterio. Lui, proprio lui, uno dei massimi cultori del liberismo sessuale. E questo avviene in un mondo dove ormai il liberismo regna sovrano da decenni. Mi sembra un segno, a mio parere gradevole, di crisi e forse di declino della gran moda.
La generazione più contaminata, ideologicamente, da questo liberismo è quella di coloro che avevano circa venti anni nel “68. Allora iniziò, accanto al sessantottismo politico, l’onda della rivoluzione sessuale. Un’onda gigantesca che 20 anni dopo, nel 1987, portò Cicciolina in parlamento tramite la lista del partito radicale. Aveva ottenuto 20 mila preferenze, seconda solo a Pannella. Negli stessi anni assistemmo alla beatificazione di Moana Pozzi il culto della quale, ormai quasi santa, vive ancora nei vecchietti. Riporto una recensione su Moana del sito Biografie, uno entusiasta tra i tanti ” Nel 1987 conduce insieme a Fabio Fazio “Jeans 2” su Raitre, programma pomeridiano per ragazzi. La Federcasalinghe va su tutte le furie e costringe Moana Pozzi a ritirarsi. Passano pochi mesi e Antonio Ricci la ingaggia per “Matrjoska”, in onda su Italia 1. Viene registrata una puntata in cui Moana compare completamente nuda: ancora polemiche, grida di censura e la trasmissione viene sospesa. Ricci cambia allora il titolo del programma in “Araba fenice” e riesce a far trasmettere Moana come valletta nuda, che diventa, manco a dirlo, un personaggio nazionalpopolare, oggetto di dibattiti ed editoriali, nonché di analisi da parte di intellettuali e scrittori, polemisti ed editorialisti. Tutti a sottolinearne la bellezza, il suo ruolo di fenomeno di costume ma anche la sua classe, la sua totale mancanza di volgarità nel porsi. Per molti è la donna ideale: dolce, attenta ma anche decisa e all’occasione dominatrice”.


L’esibizione della totale nudità diventa assolutamente “nobile” nella cultura dominante. Certo è caricata da una vena di polemica e di lotta contro la morale tradizionalista, ricordiamo anche le ormai scomparse”femen”. Anzi, forse proprio questa base polemica, di natura politica, è la principale, ma ormai stanca, forza motrice del modernismo sessuale. Alla lunga il tradizionalismo non può più essere indicato come il nemico da battere e così rimangono solo il liberismo e il nudismo come mete “ideali” a cui quasi meccanicamente occhieggia l’inconscio di tutti “ elevandosi” pateticamente da una quotidianità non meditata e non governata.
Oggi la realtà della relazione uomo donna è ormai totalmente frantumata e sta davanti a tutti. Oggi la massa delle persone non è carica di obiettivi “liberatori”, è solo ricolma di emozioni e passioni contraddittorie, mutevoli e fugaci e fonte di infiniti episodi di “pazzia” .
E’ vero che c’è ancora chi nobilita la lotta contro le concezioni “moralistiche” così come chi lotta contro il fascismo morto da 75 anni, ma sembrano truppe marginali che non hanno legami col sentire e vivere di massa, non lo comprendono e non lo spiegano.
L’evidenza non solo italiana ma mondiale è che la furia rivoluzionaria del liberismo sessuale sia in declino.
Nel mondo cresce l’Islam, dove l’adulterio è il più grave dei delitti dopo la bestemmia. E cresce non solo nelle aree arretrate ma anche nell’occidente opulento dove è recente la vicenda della nostra connazionale sequestrata in Africa e convertita. Con parole che a mio parere non lasciano dubbi sulla sua effettiva adesione interiore all’islam.
Ma anche numerose conversioni di giovani a religioni cristiane minoritarie, dai Testimoni di Geova ad altri gruppi religiosi, confermano a mio parere la profondissima crisi del liberismo dominante.
Ho appena letto un saggio sull’evoluzione del diritto di famiglia in Cina, gigantesca ed emblematica realtà non islamica, guidata da un partito dalla filosofia marxista e confuciana. Ebbene, dopo una fase “liberista” iniziata nel 1949 e orientata totalmente dalla lotta ”contro le prassi e le idee feudali” oggi si giunge a pensare ad una ulteriore riforma del diritto di famiglia. Già nel 1980 era stato introdotto un diritto meno “liberale” ma oggi, che coincidenza, si pensa anche all’introduzione di sanzioni contro l’adulterio, definito e condannato esplicitamente come comportamento immorale.
In occidente dove “il moralismo” è il peggiore degli epiteti si vive una fortissima contraddizione. La cultura dominante , attori, cantanti, musicisti, presentatori TV, psicologi, sempre in lotta contro l’antica morale ormai vivente solo nelle catacombe e nel DNA inconscio, sostiene il liberismo assoluto ma non fa più i conti con la realtà attuale e non genera istituti nuovi capaci di dare sostegno a relazioni moderne e mature. Relazioni personali e criteri di valutazione dominanti in cui la libera scelta conviva con la sincerità e l’onestà. Dove il rispetto di patti chiari, possibili, liberamente e consapevolmente assunti possa essere alla base della responsabilità individuale e collettiva .

Sergio Bianchini*, lettore la nuova padania, preside in pensione

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