Galli: Terza dose non è urgente. Prima immunizzare i bambini

3 Settembre 2021
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“Certo che non è urgente”, dice Massimo Galli sulla terza dose di vaccino. “Ci sono due visioni diverse. Una vede prevalere il criterio della sanità pubblica, secondo il quale si deciderebbe di somministrare la terza dose perché non si è certi che due bastino. L’altro approccio considera le caratteristiche individuali dei vaccinati, in particolare di chi ha malattie autoimmuni, o è stato sottoposto a terapie pesanti tra cui le chemio, che limitano la risposta immune, e una parte degli anziani. Secondo questa visione si potrebbe decidere di somministrare la terza dose a determinate categorie, ma in molte situazioni si dovrebbe decidere di valutare “ad personam”, in base agli individui e alla loro risposta al vaccino. Tutto questo comunque, sarebbe stato meritevole di studi un po’ più approfonditi”, spiega il direttore della Clinica Malattie Infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ai microfoni di iNews24.it e aggiunge: “Fare una terza dose a chi ha risposto benissimo? Su questo dovrebbero convincermi, anche perché più si studia, più ci si accorge che in una parte importante delle persone la risposta al vaccino dura piuttosto a lungo”.

 L’infettivologo spiega anche che potrebbe essere possibile dover fare i richiami annuali dei vaccini: “Se nei Paesi industrializzati, come ha previsto Fauci, lo scenario si avvia a un ridimensionamento progressivo del virus entro un anno, è evidente che non ci sarà la stessa situazione negli Stati in cui i vaccinati sono l’1% o il 10%. Lì la storia di questo virus rischia di essere più articolata e ci troveremo a dover fronteggiare altre varianti. Questo, di conseguenza, potrebbe configurare l’eventualità di dover fare i richiami con i vaccini aggiornati in base alle varianti. Comunque è uno scenario ipotetico”. Per evitare che questo avvenga, i Paesi sottosviluppati vanno vaccinati: “Nei Paesi poveri però, Pfizer e Moderna hanno scarsa possibilità di essere funzionalmente somministrabili perché lì è complicato conservarli a basse temperature. Moltissimi Paesi che stanno utilizzando i vaccini cinesi invece, hanno cominciato a puntarci di meno quando si sono resi conto che i risultati sono poco ottimali. Questo pesa sul fatto che anche in questo senso, quella che poteva essere una via per vaccinare il mondo non sta funzionando”.

 L’infettivologo spiega anche che potrebbe essere possibile dover fare i richiami annuali dei vaccini: “Se nei Paesi industrializzati, come ha previsto Fauci, lo scenario si avvia a un ridimensionamento progressivo del virus entro un anno, è evidente che non ci sarà la stessa situazione negli Stati in cui i vaccinati sono l’1% o il 10%. Lì la storia di questo virus rischia di essere più articolata e ci troveremo a dover fronteggiare altre varianti. Questo, di conseguenza, potrebbe configurare l’eventualità di dover fare i richiami con i vaccini aggiornati in base alle varianti. Comunque è uno scenario ipotetico”. Per evitare che questo avvenga, i Paesi sottosviluppati vanno vaccinati: “Nei Paesi poveri però, Pfizer e Moderna hanno scarsa possibilità di essere funzionalmente somministrabili perché lì è complicato conservarli a basse temperature. Moltissimi Paesi che stanno utilizzando i vaccini cinesi invece, hanno cominciato a puntarci di meno quando si sono resi conto che i risultati sono poco ottimali. Questo pesa sul fatto che anche in questo senso, quella che poteva essere una via per vaccinare il mondo non sta funzionando”.

La strada giusta, secondo GALLI, è quindi “produrre vaccini che abbiano efficacia rilevante e non abbiano il problema della catena del freddo. Anche Astrazeneca e Johnson & Johnson funzionerebbero più efficientemente, ma in una situazione come questa non ci si può accontentare in termini di risultati”. L’infettivologo analizza la situazione attuale della pandemia: “Se guardiamo i numeri dell’anno scorso in questo periodo, ci potremmo spaventare perché questi sono peggiori. Però dobbiamo considerare la grande quantità di vaccinati, che permetterà di non avere un’ondata come quella dell’anno scorso. La situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella del 2020. Resta il fatto che la variante Delta è molto invasiva, pervasiva e diffusiva e il numero di casi ufficializzati con tampone, forse è assai inferiore al numero reale”. GALLI spiega che “il Covid è diffuso soprattutto tra persone non vaccinate, giovani e giovanissime che non hanno infezioni sintomatiche, e per questo non fanno un test. In altri casi il periodo dell’anno e il timore di finire in quarantena potrebbero aver indotto molti a non sottoporsi al tampone pur avendo avuto contatti con persone infettate. Circostante del genere sono all’ordine del giorno. In ogni caso il numero di infetti supera certamente il numero di riscontri effettivi e questo non fa presagire una facile ripresa, soprattutto in vista della riapertura delle scuole e in generale la ripresa delle attività industriali ed economiche, potremmo ritrovarci con un ulteriore aumento del numero delle infezioni”. Tuttavia il professore non è preoccupato per il carico degli ospedali: “È improbabile che ci troveremo ad avere una grande pressione sugli ospedali, tranne che nelle Regioni in cui il numero degli ultracinquantenni vaccinati è più basso. È ovvio che l’aumento del numero degli infettati potrebbe comportare anche l’aumento dei casi gravi in fasce di età che di solito non vengono colpite gravemente, ma non avremo né gli ospedali intasati né i morti dell’anno scorso”. 

 Inoltre GALLI, nell’intervista a iNews24.it, interviene anche sulla nuova variante Mu, sulla quale l’Oms sta indagando: “Si sa ancora molto poco – spiega – Il concetto di fondo è che possono emergere varianti a livello locale, ma bisogna vedere se abbiano o meno la capacità di imporsi sulla Delta. È tutto da vedere, ma sono considerazioni che possono essere smentite alla prova dei fatti”. Infine sui vaccini ai bambini: “Leviamoci dalla testa che questa malattia sia una passeggiata, anche nel caso dei bambini. La diffusione del Covid lascerà molti immuni, ma anche molti strascichi che non vorremmo avere e questo riguarda anche i bambini, gli adolescenti e i giovani. Non prendere questa infezione è quindi una gran cosa. Sono d’accordo sul vaccino ai bambini e vaccinerei quelli della mia famiglia. Penso la stessa cosa delle donne in gravidanza e che allattano”.

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