2 Agosto 2023
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 Donald Trump nel ‘fortino’ di Bedminster, New Jersey, con i suoi legali fa il punto sulla sua terza incriminazione in quattro mesi. L’ex presidente americano è atteso in tribunale giovedì alle 16 locali e, anche se sono stati avviati contatti per una partecipazione virtuale visto che la corte lo prevede, è probabile che Trump opti per andare di persona così da inviare un messaggio ai suoi sostenitori.

 “Perché non hanno portato questo ridicolo caso 2,5 anni fa? Lo volevano proprio nel bel mezzo della mia campagna, ecco perché”. Lo scrive Donald Trump sul suo social Truth, commentando l’incriminazione per l’assalto a Capitol Hill. Contro l’ex presidente ci sono quattro capi di imputazione, compresa la “cospirazione” ai danni degli Stati Uniti. Nell’atto di incriminazione giunto al termine dell’indagine condotta dal procuratore speciale Jack Smith sono citati anche altri sei coimputati.

L’avvocato John Eastman, ex consigliere di Donald Trump, e’ stato anche lui incriminato dal dipartimento della Giustizia, nel quadro delle indagini sul tentativo di bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020, culminato con l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Lo ha confermato il suo avvocato all’emittente “Nbc News”, affermando che Eastman sarebbe il secondo delle altre sei persone incriminate insieme all’ex presidente, nei confronti del quale sono stati emessi quattro capi di accusa per cospirazione e intralcio alla giustizia. Nelle giornate immediatamente successive alla vittoria di Biden, Eastman ha firmato un documento in cui si affermava che l’ex vicepresidente Mike Pence avrebbe avuto l’autorita’ per contestare l’esito elettorale. Nell’atto di accusa, nella sua interezza dal dipartimento della Giustizia, si fa riferimento ad un avvocato che ha “elaborato e tentato di mettere in atto una strategia tesa a fare pressioni sull’ex vicepresidente Mike Pence, inducendolo a bloccare la certificazione della vittoria di Joe Biden”. 

 Nelle 45 pagine dell’atto di incriminazione contro Donald Trump , presentato al tribunale federale di Washington dal gran giurì che ha seguito le indagini, emergono che gli sforzi di Trump e dei suoi alleati per reclutare eletto falsiri dopo la sua sconfitta nelle elezioni presidenziali del 2020 furono un tentativo di “ostruire il voto elettorale attraverso l’inganno di funzionari statali”.

Nell’accusa depositata martedì, i pubblici ministeri federali affermano che Trump ei suoi anonimi co-cospiratori hanno consapevolmente fatto false affermazioni riguardo a inesistenti frodi elettorali per convincere i funzionari di sette Stati chiave – Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, New Mexico, Pennsylvania e Wisconsin – a presentare liste fraudolente di grandi elettori. I grandi elettori sono persone nominate dai partiti in ogni Stato per certificare il vincitore del voto popolare nel loro Stato.I pubblici ministeri affermano che, dopo che i tentativi di Trump di ingannare i funzionari statali “andarono incontro a ripetuti fallimenti”, all’inizio di dicembre 2020 l’ex presidente iniziò a “organizzare individui che avrebbero servito” come suoi elettori in quegli Stati ea inviare false certificazioni in cui si affermava che costoro erano legittimi elettori presidenziali.

Il 14 dicembre 2020, il giorno in cui i legittimi elettori si sono riuniti in tutti i 50 Stati, i pubblici ministeri affermano che Trump e un co-cospiratore per ora anonimo diedero indicazioni per mettere in atto “procedimenti fittizi” “per la nomina di falsi elettori nei sette Stati chiave. 

L’accusa sostiene che alcuni falsi elettori siano stati ingannati e falsamente portati a credere che i loro voti sarebbero stati utilizzati solo da Trump aveva avuto successo nelle azioni legali intentate nel loro Stato. L’atto di incriminazione sostiene inoltre che Trump abbia tentato di utilizzare il dipartimento di Giustizia per condurre “false indagini sulle frodi elettorali”. Inoltre, i procuratori federali sostengono che Trump abbia ripetutamente mentito sulle elezioni anche dopo essere stato messo in guardia dalle sue false dichiarazioni da parte di alti funzionari del governo. I pubblici ministeri citano, tra gli altri, l’esempio della Georgia, dove Trump affermò che più di 10.000 voti provenivano da persone decedute, nonostante il massimo funzionario elettorale di quello Stato gli aveva detto che questo era falso. perse la Georgia contro Joe Biden.

 I pubblici ministeri federali guidati dal procuratore speciale Jack Smith ritengono che Trump sapesse che le sue affermazioni riguardo alle elezioni presidenziali del 2020 fossero false, ma le sostenne comunque in maniera ripetuta. Secondo l’accusa, l’ex presidente, per due mesi dopo la sua sconfitta del 3 novembre 2020, diffuse bugie per creare “un’intensa atmosfera nazionale di sfiducia e rabbia” e “erodere la fiducia dell’opinione pubblica nella gestione delle elezioni “.

Contro Trump sono stati presentati quattro capi di imputazione: cospirazione per frodare gli Stati Uniti; cospirazione per ostruire un procedimento ufficiale; ostruzione e tentativo di ostruzione di un procedimento ufficiale; e cospirazione contro i diritti di voto dei cittadini. Trump è l’unico imputato citato citato nell’atto di accusa nel quale sono indicati (ma non nominati) altri sei co-imputati, tra cui un avvocato “che era disposto a diffondere consapevolmente false affermazioni e consiglio strategie” alle quali gli altri avvocati della campagna 2020 non saranno acconsentito. Un altro coimputato è un avvocato le cui “affermazioni infondate di frode elettorale” erano privatamente riconosciute dallo stato come “folli” dallo stesso Trump. E’ facile individuare in una di queste figure l’ex avvocato di Trump ed ex sindaco di New York, Rudolph Giuliani. L’accusa di 45 pagine afferma che Trump dopo la sua sconfitta nel 2020 era “determinato a rimanere al potere” e ha perpetrato cospirazioni che hanno preso di mira una “funzione fondamentale del governo federale degli Stati Uniti: il processo della nazione di raccolta, conteggio e certificazione dei risultati delle elezioni presidenziali”.

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