Il caso Veneto: Dimissioni crescono del 50%. Il mercato del lavoro in una regione che corre più delle altre

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 Sono per lo più maschi, con contratto a tempo indeterminato, occupati in buona misura con mansioni a basso contenuto professionale, nella maggior parte dei casi provenienti dai settori del commercio, turismo e servizi e di frequente in spostamento verso altri settori, e ancora uno su tre di loro è un giovane under 30. Sono queste le caratteristiche più ricorrenti dei lavoratori dimissionari fotografati dall’osservatorio di Cisl Veneto, in un’analisi fatta giusto all’indomani della pubblicazione dell’ultimo report di Veneto Lavoro che per la nostra regione indica le dimissioni volontarie aumentate del 50% nel primo quadrimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2021. La lettura di Cisl si concentra su un campione di lavoratori e lavoratrici presentatisi presso i suoi uffici vertenze per avere supporto nella formalizzazione online delle proprie dimissioni. Il sindacato è infatti un possibile canale per le dimissioni volontarie trasmesse per via telematica (escluse alcune categorie come i lavoratori del pubblico impiego, genitori con figli fino a tre anni, colf e badanti,?) e Cisl Veneto è un punto di riferimento qualificato, tanto da averne contate nel 2021 20.245, pari al 12% delle dimissioni totali in Veneto dello stesso anno (fonte: Ministero del Lavoro). E in merito alle motivazioni, così spiega Marco De Favari, coordinatore regionale degli Uffici vertenze di Cisl Veneto: “C’è chi si muove per cogliere l’opportunità di una retribuzione più alta (avendo oggi un potere contrattuale superiore per richiederla, considerando l’aumento della domanda) o in generale di un più favorevole inquadramento contrattuale, passando ad esempio da un part time a un full time, o un migliore e meno stressante ambiente di lavoro. E ancora chi cerca una maggiore adesione alle proprie aspirazioni professionali o una più facile conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, magari dopo esserne stato “provato” nel periodo della pandemia, puntando in molti casi ad avvicinarsi a casa anche per ridurre i tempi degli spostamenti e abbassarne i relativi costi, in particolare in questi ultimi mesi di rincaro dei costi di carburante che ha fortemente pesato sui portafogli dei cittadini”. “Anche dal nostro osservatorio, in coerenza con i dati rilasciati da Veneto Lavoro, possiamo confermare di trovarci ora in una congiuntura di notevole dinamicità del mercato del lavoro, che non trova precedenti dal 2015 in qua – commenta Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto -. L’aumento delle dimissioni infatti, in presenza di un saldo netto positivo tra assunzioni e cessazioni nella prima parte del 2022 (+36mila), ci consegna un mercato del lavoro veneto molto vivace, ricco di opportunità lavorative che possono consentire alle persone un miglioramento delle condizioni lavorative

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