Venti di guerra nel cuore dell’Europa. L’annessione ucraina della Crimea

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di Luigi Basso – Pochi giorni fa, il Presidente ucraino filo americano Volodymyr Zelenskyj (un attore di commedie e serial tv) ha promulgato un decreto, il n. 117 del 2021, con il quale ha ufficialmente programmato in un atto pubblico l’annessione della Crimea, dichiarando che questo costituisce un obiettivo della sua presidenza.
Il piccolo problema, un’inezia, è rappresentato dal fatto che la Crimea dal 2014 è presidiata come un fortino dai russi, armati fino ai denti.


Naturalmente il decreto del Presidente ucraino è stato pianificato a freddo e gli osservatori di affari esteri collegano l’iniziativa di Zelenskyj al rinnovato entusiasmo dei guerrafondai americani che in Ucraina, meno di dieci anni fa, diedero ampia prova della loro determinazione a condurre fino in fondo una guerra contro la Russia, considerata il nemico numero uno e l’obiettivo più succoso sul pianeta per via delle sue immense risorse naturali.
Putin non ha preso molto bene il proclama di Zelenskyj, dato che la stampa filo russa ha equiparato il decreto n. 117 del 2021 ad una sostanziale dichiarazione di guerra spalleggiata dagli alleati occidentali (in effetti, l’Ucraina, in una guerra contro la Russia senza gli amici occidentali, finirebbe polverizzata in tre giorni e, dunque, l’uscita di Zelenskyj è stata probabilmente concertata con le cancellerie atlantiche più importanti).
La Russia ha iniziato intanto a cannoneggiare postazioni ucraine al confine ed ad ammassare carri armati tattici e reparti speciali.
Le diplomazie sono al lavoro per mettere una pezza, ma non sembra possibile evitare un redde rationem: si può solo rinviare.

Photo by Boris Bobrov 

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