Robusti, vi spiego il lato B della maxi protesta dei trattori in Germania

21 Gennaio 2024
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di Giovanni Robusti – Nei giorni scorsi tante le posizioni, anche su questa testata, circa le proteste degli agricoltori/allevatori tedeschi.
Vorrei fare un po’ di chiarezza su tante mezze verità dette e soprattutto taciute.
L’agricoltura è sostenuta dal bilancio comunitario sin dal 1960. Prima con la politica di dazi e dei prezzi di
soglia. Che è durata sin quando gli agricoltori si sono talmente evoluti da far lievitare le produzioni agricole da deficitarie ed eccedenti. Siccome si presuppone che il territorio agricolo europeo non sia aumentato, anzi il contrario, bisogna dare atto che l’aver mantenuto un livello di prezzi interni ben superiore ai quelli internazionali, abbia generato ingegno e professionalità ma anche reddito.

Una volta che le eccedenze hanno iniziato a generare costi netti sul bilancio europeo si è passati ad una
politica di sussidio diretto. Costa meno pagare un valore annuale ad ogni singola azienda e lasciare fluttuare i prezzi sul mercato globale. Politica che da una parte ha impegnato quote rilevate del bilancio europeo, sino
a oltre il 50%, dall’altro non pare aver impoverito l’agricoltura a vedere, ad esempio, la qualità e la mole dei trattori dei manifestanti.

In Italia la bilancia commerciale agricola è positiva. Esportiamo più di quanto importiamo. Riusciamo cioè a reggere la concorrenza mondiale. Stante che esportiamo prodotti lavorati e importiamo materi prime.
Orbene, l’Europa sino ad ora cosa ha chiesto agli agricoltori in cambio dei sussidi, che ricordo sono quasi un PNRR ma non una tantum bensì anno dopo anno? Ha chiesto delle regole di comportamento soprattutto nell’impatto ambientale. Regole che, periodo dopo periodo, sono diventate sempre più chiare e stringenti.


Non impediscono la produzione ma cercano un equilibrio tra l’indole agricola di produrre sempre più e
l’esigenza di farlo rispettando l’ambiante di tutti. Tutti, che sono poi quelli che pagano. La terra è la proprietà privata di un bene collettivo.

Ora, io non voglio commentare se la politica green di questa maggioranza centro-sinistra-verde in Europa
sia quella giusta o meno. Si tratta di opinioni personali e tali devono restare. Opinioni che per chi va a votare possono essere sostenute o contestate a seconda del voto. Per chi non ci va, valgono le opinioni di quelli che ci vanno. Come è giusto che sia.

Non so se con il prossimo Parlamento Europeo cambieranno le maggioranze e quindi anche le politiche. Personalmente non credo, indipendentemente da chi vinca.
Voglio sono far notare che il rivendicare “a casa mia coltivo quello che voglio come voglio” si scontra con
quell’assegno, spesso non proprio piccolo, che da anni arriva puntualmente sul conto corrente dell’azienda.
Vuoi fare come vuoi, vuoi contestare i limiti imposti? Puoi farlo basta che rinunci a tutti i sussidi e contributi che ti arrivano in cambio dei vincoli. Non si può sempre avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Quanto al prezzo del gasolio è un falso problema. Soprattutto in centro e nord Europa dove non si irrigano i campi d’estate e prevalgono i pascoli. Non è questa la sede per fare un analisi economica ma credo sia facile dimostrare che l’incidenza dell’agevolazione sul gasolio non incida in maniera tale del generare quella discesa in campo.
Allora perché così tanti? Perché a generare e gestire la protesta ci si sono messe le potenti organizzazioni
sindacali agricole. Che hanno come primo scopo quello di avere un peso significativo nella contrattazione
con chi governa. Succederà anche in Italia? Non credo. Qui le organizzazioni datoriali agricole sono ben
sistemate nella stanza dei bottoni. Da sempre ma in questa fase in particolar modo.

credit foto tratta da TV 2000 https://youtu.be/WItNq85sPCE?si=aQPWJ0KQQPm4d9kp

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