Fateci caso. Piano piano viene avanti l’alleanza “centronordista”

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di Sergio Bianchini – Piano piano, senza pensarlo e senza dichiararlo esplicitamente avanza l’alleanza centronordista e crolla l’alleanza centrosudista che da 50 anni domina il paese.

Il vecchio compromesso storico sempre letto in termini ideologici e filosofici( destra, sinistra, comunismo, liberismo)fu in realtà l’alleanza tra il centro Italia guidato dal PCI ed il sud Italia democristiano che consentì ai due partiti di prendere e mantenere il potere politico e governare il paese per quasi 50 anni.

Il risultato peggiore di questa alleanza storica fatale fu la creazione di uno stato assistenziale costosissimo e sempre più soffocante per l’economia reale del paese intero, con un progressivo aumento della pressione fiscale senza ritorni sugli investimenti produttivi.

Non solo una scelta economicamente fallimentare ma accanto ad essa una totale diseducazione dei cittadini abituati a diventare fruitori dell’assistenza statale e propugnatori di diritti a prescindere, indipendentemente da qualunque calcolo economico e temporale.

Incapace di fare il bilancio semplice e per me perfino evidente di questi 50 anni Il PD, cioè i vecchi comunisti e vecchi democristiani convertiti al dirittismo liberale sono incapaci di trovare una prospettiva per la propria inevitabile ristrutturazione.

Continano a fare la lettura ideologica della realtà, continuano a cercare la contrapposizione destra sinistra e sono incapaci di definire una corretta analisi della situazione del paese intero. In realtà anche al loro interno la divisione è tra vecchio centromeridionalismo e distacco da esso.

L’alleanza con i 5 stelle, chiaramente ormai partito del sud che arranca per continuare coi sussidi statali, non può essere sufficiente per la rifondazione di un programma di governo reale e questo lo capiscono(forse) bene anche i dirigenti PD.

E nemmeno l’ultimismo, cioè la continua divisione etica presunta tra coloro che amano gli ultimi e coloro che li abbandonano, è in grado di fornire una reale strategia di governo. L’ultimismo è totalmente infecondo sul piano pratico perché gli ultimi di oggi sono una esigua minoranza. Mentre ai tempi “gloriosi” della vecchia lotta di classe gli ultimi erano gli operai e i contadini cioè l’80% della popolazione e quindi l’ultimismo di allora non era un programma caritatevole ma un programma alternativo di gestione del potere statale.

Calenda Renzi e Meloni per vie intellettualmente diverse hanno comunque portato il centro Italia (da cui provengono) ad abbandonare l’alleanza storica col sud fatta per spennare il nord. Non esplicitano questa scelta in termini teorici storico sociali perché la visione delle tre Italie (nord, centro, sud) ancora non vince e non traggono forza da essa. Ma di fatto cercano col nord un’alleanza operativa che rilanci scelte economiche e sociali possibili ed una ripresa dell’iniziativa di governo calibrata su di esse e sulle parti più dinamiche del paese che sono sia il centro che il nord. Per fortuna una parte del nord comincia a capire la necessità del dialogo con loro.

L’aiuto economico al sud in questa fase di transizione deve essere in gran parte mantenuto ma al centrosudismo va tolto il dominio culturale e statale per riportare il governo su questa terra.

In particolare per procedere alla demeridionalizzazione dell’apparato statale che è dominato dalla totale inefficienza (salvo per ora polizia e carabinieri). Totale inefficienza generata dal fatto che le assunzioni del personale e dei dirigenti sono state e sono tuttora fatte con l’ottica di dare lavoro ai disoccupati del sud e non di selezionare davvero il personale migliore per uno stato moderno ed efficiente.

L’assistenzialismo centrosudista ha ridotto lo stato ad un parcheggio ingovernato e ingovernabile di disoccupati sui quali l’unico governo possibile è quello dirittistico del sindacato che comunque non riesce più nemmeno a garantire una vita dignitosa ai parcheggiati dato che le casse statali sono ormai vuote.

La scuola languisce nel suo inesorabile declino con sempre più flebili lamenti. E nessuno riesce davvero ad indicare un cambiamento grande e reale. Si litiga su sciocchezze, sulle parole marginali, ma i concorsi, le dislocazioni del personale, il ruolo dei dirigenti di istituto e intermedi, la natura dei contenuti realmente impartiti nella disordinate e turbolente o assonnate aule scolastiche non vengono nominati.

Il clima morente delle scuole dove gli alunni si recano attratti non dalla nobiltà del rapporto formativo ma ormai solo dal desiderio di stare in compagnia di altri coetanei, non viene esaminato e tantomeno corretto anche solo in teoria.

Il paese sta cercando a tentoni di uscire dal disastro con una scarsissima consapevolezza storica e teorica. Eppur si muove.

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