Spese pazze in Liguria, tutti assolti

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 Sono stati tutti assolti in appello i 19 ex consiglieri della regione Liguria, tra cui l’ex viceministro della Lega Edoardo Rixi, accusati di peculato per le cosiddette spese pazze coi rimborsi elettorali. Una sentenza che ribalta quella di primo grado con la quale invece erano stati tutti condannati a pene dai tre anni e cinque mesi ai due anni e pochi mesi e che aveva provocato un mezzo terremoto politico con alcuni sindaci come Franco Rocca (Zoagli), Gino Garibaldi (Cogorno), Marco Melgrati (Alassio) e Marco Limoncini (Cicagna) che dovettero dimettersi per 18 mesi per effetto della legge Severino. Anche Rixi si dimise nonostante per lui la legge non si dovesse applicare in quanto la legge prevede per i parlamentari la decadenza dalla carica solo con sentenza definitiva.

I giudici di appello hanno assolto i 19 politici perche’ il fatto non costituisce reato. “Una assoluzione piena” e’ stato il commento di molti legali. Nel dispositivo e’ prevista anche la restituzione dei soldi confiscati con il primo giudizio. “Sono soddisfatto, giustizia e’ fatta” ha detto all’ANSA Rixi dopo la lettura del dispositivo. Mi dimisi per una scelta politica di trasparenza nei confronti del Paese. Ora continuero’ a lavorare nell’ interesse del Paese, come ho sempre fatto”. Con Rixi sono stati assolti Michele Boffa, ex presidente del Consiglio regionale (Pd), Antonino Miceli (Pd), Marco Melgrati (Fi), Luigi Morgillo (Fi), Matteo Rosso (Fi), Gino Garibaldi (Fi) , Franco Rocca (Fi), Alessio Saso (Ncd), Francesco Bruzzone, senatore della Lega, allora presidente del Consiglio regionale, Marco Limoncini (Udc), Armando Ezio Capurro (Noi con Burlando), Aldo Siri (Lista Biasotti), Raffaella Della Bianca (Fi), Roberta Gasco (Udeur), Marilyn Fusco (Idv), Giacomo Conti (Federazione della Sinistra), Matteo Rossi e Alessandro Benzi, entrambi in Sel.

Per loro le pene in primo grado andavano da 3 anni e due mesi a 2 anni e un mese. Erano stati assolti in primo grado Massimo Donzella (Udc), Ezio Chiesa (Pd) e Stefano Quaini, ex Idv e Sel. Secondo l’accusa i consiglieri regionali negli anni 2010/2012 si sarebbero fatti rimborsare con soldi pubblici, spacciandole per spese istituzionali, cene, viaggi, gratta e vinci, ostriche, fiori. In alcuni casi, secondo l’accusa, venivano consegnate ricevute che erano state dimenticate da ignari avventori. In altri venivano modificati gli importi a mano. Per diverse centinaia di migliaia di euro. Le pezze giustificative, molto spesso, si riferivano a periodi festivi: Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 aprile e Primo Maggio. Giorni “sospetti” per l’accusa per svolgere attivita’ istituzionale.

La sentenza e’ stata commentata dal leader della Lega Matteo Salvini: “Sono molto felice per loro, sottoposti per troppo tempo a polemiche e fango, e per questo costretti anche a rinunciare a incarichi che avrebbero meritato per competenza e onesta'”. Per Forza Italia “La clamorosa vicenda ligure impone una revisione della legge Severino, la cui disciplina viola nei confronti dei pubblici amministratori il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva”. Non e’ escluso pero’ che la battaglia continui in Cassazione se la procura generale dovesse decidere di impugnare la sentenza. Intanto, in tribunale a Genova c’e’ un altro procedimento in corso sempre per spese pazze al Consiglio regionale. Questa volta riguarda il periodo che va dal 2005 al 2010. Gli imputati sono 19 e tutti sono stati condannati in primo grado.

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