Strage di imprese in Veneto. In 10 anni precipita al 44,6% il tasso di chi sopravvive

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Una strage silenziosa, si fa per dire. Tasse, crisi e questione del Nord rimasta irrisolta, nonostante sia un tema uscito dai radar della politica.

Resta alta la voglia di fare impresa tra i veneti nonostante le mille difficoltà che devono affrontare: burocrazia, pressione fiscale e la scarsità delle infrastrutture incidono in modo negativo sulla capacità di essere competitivi. Il Covid19 inoltre ha segnato un’ulteriore battuta d’arresto, facendo tornare il Pil del Veneto indietro di vent’anni e mandando in fumo circa 22 miliardi di euro di fatturato dal lockdown fino a luglio.Che la situazione non fosse rosea anche prima dell’epidemia lo dicono i dati: da una analisi realizzata dal Centro Studi della CNA nel periodo che va dal 2008 al 2017 la percentuale delle imprese aperte dopo cinque anni è calata di 12 punti percentuali. Nel 2017 soltanto il 44,6% delle imprese nate cinque anni prima risultava ancora in attività, mentre nel 2008 la percentuale arrivava al 56,6%. Dati che sembrano essere in linea o leggermente superiori alla media nazionale.

“Dall’Europa arriva un’occasione storica – commenta il Presidente della Cna del Veneto Alessandro Conte – quella di provare a riprogettare il futuro del Veneto a partire dalle infrastrutture e dalla formazione. Dobbiamo infatti assicurare, proprio per la tenuta delle imprese, che vi sia un solido ricambio generazionale: per questo dobbiamo puntare sulla formazione dei nostri giovani affinché siano in grado di raccogliere le sfide che il futuro pone. Le parole del Ministro Patuanelli rispetto alla possibilità per le attività simbolo dell’artigianalità e del Made in Italy di beneficiare dei fondi provenienti dal Recovery fund fanno ben sperare. Riteniamo che sia proprio il nostro saper fare la chiave per tornare a crescere e per ridare fiato alle nostre attività”.“Il potenziale sviluppo delle imprese – gli fa eco il segretario della CNA del Veneto Matteo Ribon – è frenato da ostacoli storici come l’elevata pressione fiscale, gli oneri burocratici, il prezzo elevato dell’energia, la scarsa dotazione infrastrutturale che incidono negativamente sulla produttività e quindi sulla competitività. E’ per questo che come CNA abbiamo lanciato alla Regione una proposta: ovvero quella di aprire questo mandato amministrativo partendo proprio dalle esigenze delle micro imprese che da sole generano il 31 per cento del valore aggiunto. Dobbiamo sottoscrivere al più presto un Patto per lo Sviluppo che tenga insieme tutte le categorie, i sindacati e gli attori economici regionali”. 

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