“Avanti così tra 4 anni la Rai porta i libri in tribunale”

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“La Rai in tre anni ha peggiorato la sua situazione finanziaria di circa 300 milioni di euro. Per ripianare una cifra simile un’Azienda che non ha utili, perché di fatto non può averne e mira al pareggio, non lo so quanto ci potrà mettere. Le perdite di un’Azienda come la Rai non vengono ripianate. Nella legge non c’è. Se qualcuno la fa una legge in tal senso, può essere anche una strategia quella di finanziare il prodotto e la qualità in perdita, ma attualmente le perdite non vengono ripianate dallo Stato e rimangono tutte in azienda. In tre-quattro anni, se si continuava con questa dinamica, si portavano i libri in tribunale. E credo che né io, né la presidente, né il Cda che all’unanimità ha votato a favore di questi tremendi tagli, vogliamo portare i libri della Rai in tribunale”.

Lo ha detto, nella fase di replica alle domande rivoltegli dai commissari della Vigilanza Rai, l’Ad di Viale Mazzini Carlo Fuortes. “Siamo tutti d’accordissimo ha sottolineato – che la qualità è una priorità assoluta in un’Azienda culturale e questo io ho cercato sempre di dimostrarlo con i fatti in tutte le aziende che ho gestito, ma bisogna avere le risorse. Sapete bene che il canone Rai è pari a 90 euro, che in Francia è pari a 135 euro, in Inghilterra è di 180 euro, Germania di 240 euro. C’è quindi un problema di risorse. E rispetto alle nostre sorelle del Servizio Pubblico siamo certamente sottofinanziati. Questo è indubbio. Abbiamo una parte, che magari altre non hanno, di ricavi da pubblicità che però ha un tetto che tra l’altro si discute se ridurre. Qui, quindi, non parliamo di valorizzare la Rai, ma di come riuscire a continuare a vivere. E’ pertanto estremamente importante come riportare in pareggio la Rai. Trecento milioni di aggravamento della situazione finanziaria sono un costo molto difficile da sopportare”.

“In tutte le istituzioni culturali che ho gestito – ha ribadito Fuortes sollecitato a parlare di questo dai commissari in relazione ai tagli – ho pensato innanzitutto alla qualità del prodotto ed è quasi pleonastico parlare di questo. L’importante è, però, ragionare su come finanziare questo prodotto. E l’unico modo in cui non si può finanziare il prodotto è con le perdite che in una Azienda culturale come la Rai, sostanzialmente non profit, diventano direttamente abbattimento del patrimonio e indebitamento”.

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