Rai, di tutto, di più. “Cacciare” Montesano ma andare in Qatar, paradiso dei “diritti”. Passando per la grammatica

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di Stefania Piazzo – Più pesi, più misure. Tutto è soggettivo e variabilmente variabile nel servizio pubblico. Il primo caso lo conosciamo tutti. Enrico Montesano è salito sul “patibolo” per la scritta sulla sua t-shirt che ricorda il motto coniato da Gabriele D’Annunzio, che partecipò a spedizioni dei Mas durante la Grande guerra,  ‘Memento audere semper’ (‘Ricordati di osare sempre’). Mas è il Motoscafo armato silurante, impiegato nei due conflitti mondiali.

Perché tanto scalpore? Perché La X Mas si schierò con Terzo Reich dopo l’armistizio del 1943.

Montesano indossava la maglietta col motto durante le prove. Ma è lo stesso Montesano, invitato a partecipare ad uno spettacolo in prima serata Rai sulla rete ammiraglia, che non ha mai rinnegato la sua politica contro il canone, per la sua abolizione. Su questo però la Rai non ha mai obiettato. Anzi. In virtù del principio del liberalismo, e anche crediamo, degli ascolti, ha chiamato l’attore al programma.

Forse, ad essere puristi e coerenti, questo avrebbe dovuto bastare per non invitare il noto personaggio. Ma altre sono evidentemente le valutazioni. Diverse di certo da quelle che hanno sollevato la questione della sua espulsione dalle puntate di ballo per il motto della Mas che, piaccia o no, è stata insignita della medaglia d’oro al valore militare per i successi ottenuti nel corso della Seconda guerra mondiale e campeggia per questo nel sito della Marina Militare. Cioè, è storia.

Poi c’è un’altra Rai, o forse è la stessa, che non si fa problemi nel seguire i mondiali di calcio di Qatar, terra dove i diritti, è universalmente noto, garantiti in modo universalmente esemplare.

Ci sono personaggi dello spettacolo, leggi Fiorello, che contesta per questo la Rai e i 200 milioni spesi per i diritti a trasmettere.

Ma la Rai è un servizio pubblico, si può ovviamente rispondere. Certo, ma lo è pe tutti o a seconda di quello che è necessario secondo il politicamente corretto?

Perché, se dovessimo proprio stare a vedere, spesso ad ascoltare servizi e cronache dell’informazione pubblica, anche i diritti dei verbi non se la passano poi così bene. Per non parlare dei diritti della geografia e della storia. Ricordiamoci di denunciare qualche volta di più questi attentati alla lingua italiana lanciati dai piccoli “mas”, mosse di analfabetismo silurante” che nessuno osa contestare. In quel caso, è il caso di dimenticarsi di osare. Servirebbe una nuova maglietta.

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