Gli Ohio italiani, dove si gioca tutto all’ultimo voto. Boni: Ma se vinci l’Italia e hai perso al Nord, che senso ha?

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di Stefania Piazzo – Si giocherà tutto sul fotofinish, scheda per scheda, sui collegi uninominali, a quanto pare. La nuova geografia dei collegi che esce dal taglio dei parlamentari, spiegano gli analisti, e i partiti lo sanno bene, rimescola i confini tra ciò che un tempo era del centrosinistra e ciò che era del centrodestra. In altre parole, per un pugno di voti si può vincere tutto o niente, ribaltando sicurezze di un tempo. Comuni che erano rossi oggi potrebbero non esserlo più e viceversa. Dove penderà l’ago della bilancia elettorale?

Ecco perché anche lo 0,1% è vitale. Essenziale. Si potrebbe mandare giù un elefante per una giusta causa.

Una simulazione diffusa dall’Istituto Cattaneo parla di un comodo vantaggio per il centrodestra nel 70 per cento dei collegi che eleggeranno parlamentari col sistema maggioritario (74 al Senato e 147 alla Camera).

Il centrosinistra spera di conquistare più collegi al Senato per contrastare il centrodestra. I sondaggi di questi giorni dicono che la partita rischia di giocarsi ai decimali, di conseguenza spostamenti di forze minori da una parte o dall’altra possono essere decisivi.

Gli analisti parlano di Ohio italiani. Che significa? Barack Obama, primo presidente nero eletto nella storia americana, fu riconfermato alla Casa Bianca grazie a una storica vittoria in Ohio. Nella complessa mappa elettorale americana a contare furono solo una manciata di Stati contesi come l’Ohio. 

L’ex ministro della Difesa, il prodiano Arturo Parisi, nel 2008, alle elezioni di Barak Obama, affermò: “Per fortuna abbiamo vinto in America”. La sinistra aveva perso le regionali in Abruzzo, e Parisi fece un’uscita epica: “L’Abruzzo era difficile da riconquistare, ma ero convinto, l’Ohio non ce lo avrebbe rubato nessuno”. Cosa accadrà alla sinistra a settembre? E alla destra?

Scrive in una condivisibile analisi l’Agi che “Il caso della Toscana, in questo senso, è quello che colpisce di più l’occhio: esclusi i collegi di Firenze e Livorno, in tutto il resto del territorio regionale la partita è considerata aperta. Ma anche la parte alta dell’Emilia, vale a dire il collegio di Piacenza, è ritenuto assolutamente “ballerino”. Così come sono “ballerine” le città di Genova (che un tempo non si sarebbe fatto fatica ad attribuire alla sinistra”, Milano e Trieste, oltre a Trento e Bolzano, dove persiste il fattore Svp”.

E, ancora, “in chiave Senato, dove i collegi in alcuni casi sono grandi quasi come una regione, i territori contendibili, in soldoni, sarebbero la parte orientale della Liguria, la parte meridionale della Toscana, le Marche, i collegi della Basilicata, della Calabria settentrionale e della Sardegna”.

Tra le mani mi è capitato un editoriale di Davide Boni, oggi responsabile di Grande Nord per la Lombardia. Su lindipendenzanuova, scriveva nel 2019: “Abbiamo un governo e un partito nazionalista in primis che depreda i sondaggi. Hanno vinto il loro Ohio, ma hanno perso il Nord. Anzi, peggio, perché il Nord sta perdendo quota economica”.

Ecco qua. Oggi per chi voterà il Nord? Per Salvini, o per la Meloni? Il Nord preferirà la coerenza di Fratelli d’Italia all’ondivagare sovranista della Lega, ai citofoni, ai Papeete, ai rosari da campagna elettorale? Il Nord punirà chi ha fatto cadere Draghi preferendo chi da sempre ha chiesto elezioni? In quasi 5 anni non si è vista la riforma del fisco, torna la legge Fornero, hanno approvato il reddito di cittadinanza. L’autonomia l’hanno usata come Madonna Pellegrina. Hanno chiesto di sbloccare a maggio i flussi di stranieri per il turismo (ministro Garavaglia docet) però poi ora si accodano a Fratelli d’Italia che vogliono fermarli. In Europa stanno con la Le Pen, la Meloni invece no e va pure negli Usa. Volevano uscire dall’euro, poi hanno votato il banchiere della Bce. Bertoldo al confronto è un principiante.

Qualunque sia il risultato e gli Ohio in gioco che vinceranno, con un alleato donna che da sola realizza più dei due alleati uomini messi insieme, resta il fatto che il Nord la Lega lo ha perso per vincere, temporaneamente, al Sud. E poi neanche tanto.

Scriveva Boni. “La corsa è finita. La loro miseria politica e culturale ci ha resi più poveri, ancora una volta. Poveri materialmente e poveri di libertà, rubata per conquistare consenso altrove”. Lontanissimo dal Nord. Che probabilmente non li vuole più. E quelli del Nord che non votano Fratelli d’Italia o Silvio 1000 euro a pensione, cosa voteranno e quale casa vorranno ricostruire. Con chi?

Foto di DJ Johnson

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