Caso Procure: Palamara, da deposizione Davigo non fu imparziale

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 “Mi sembra giusto e doveroso precisare che come risulta dall’atto di incolpazione e dalla sentenza che ha disposto la mia ingiusta rimozione dalla magistratura, contrariamente a quanto dichiarato dal dottor Davigo oggi in aula, io non ho mai avuto nessuna contestazione per concorso nell’esposto nei confronti del dottor Ielo. Sono sconvolto dal fatto che il mio giudice, cioe’ Davigo, mi abbia giudicato senza conoscere nemmeno il contenuto dell’incolpazione che mi riguardava”. Lo ha sostenuto Luca Palamara in dichiarazioni spontanee durante l’udienza del processo per rivelazioni che lo vede imputato insieme a Stefano Rocco Fava.

 “Questa deposizione rafforza ancora di piu’ i miei ricorsi fatti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per essere stato giudicato da un giudice che non e’ stato terzo e imparziale. Quello che ho sentito oggi mi fa pensare che quel giorno il Csm abbia scritto una pagina oscura sulle vicende che mi hanno riguardato. Io mi auguro, visto che e’ stato il dottore Davigo a tirare fuori questo tema, che lui stesso a questo punto possa fare chiarezza fino in fondo su quello che ha raccontato oggi senza ricorrere o trincerarsi dietro a omissioni o non ricordo su fatti e vicende che penso oramai interessano non solo il sottoscritto, come ovvio, ma tutta l’opinione pubblica” ha aggiunto ancora Palamara. “Io confido che questo possa accadere e chiedo un atto di coraggio al consigliere Davigo. Non puo’ passare il messaggio che oggi ci consegna Davigo: giudicare e condannare senza nemmeno conoscere le imputazioni. La giustizia non puo’ essere vendetta, questo chiedono tutti i cittadini” ha concluso Palamara

 LA TESTIMONIANZA DI DAVIGO – “Io inizialmente ho avuto un ottimo rapporto con Ardita. Siamo stati eletti insieme al Csm e non avevo motivi di astio nei suoi confronti. Poi i rapporti con lui si sono deteriorati. Dopo tutta una serie di vicende sono arrivato anche a ipotizzare che Ardita mi fosse stato mandato dietro da Cosimo Ferri”: e’ quanto ha detto in aula l’ex consigliere del Csm, Piercamillo Davigo, sentito come testimone nell’ambito del processo in corso a Perugia nei confronti dell’ex pm di Roma, Stefano Rocco Fava e dell’ex consigliere del Csm, Luca Palamara. Davigo ha poi parlato di “una serie di episodi” relativi ad Ardita. “All’inizio non gli diedi peso” ha aggiunto. “Una volta – ha ricordato Davigo – una collega della procura di Roma venne al Csm e passo’ a salutarmi e Ardita, molto agitato, mi chiese come mai lei era li’ e mi disse: ‘lei e’ alla Procura di Roma’ e io non capii cosa volesse intendere. Poi ci fu la pubblicazione delle intercettazioni dell’hotel Champagne e gli chiesi se c’era qualcosa che non sapevo. Ricordo che avemmo una discussione energica dopo che lui si chiuse per due o tre giorni nel suo ufficio con l’allora consigliere Lepre che poi si dimise. Gli feci notare che era secondo me inopportuno dopo quello che era emerso dalle pubblicazioni perche’ poteva essere chiamato in correita’”. Davigo ha quindi ricordato come dopo quanto emerso con la vicenda dell’hotel Champagne, per quanto riguarda la scelta del candidato alla Procura di Roma lui opto’ “per Michele Prestipino, che aveva lavorato in Sicilia contro la mafia, in Calabria contro la n’drangheta e a Roma coordinando la Dda”. “Ardita invece – ha proseguito Davigo – insisteva perche’ io votassi per Viola e si rifiuto’ di votare Prestipino in plenum. Quando gli chiesi le motivazioni forni’ ragioni false dicendomi che non avrebbe votato Prestipino perche’ era un aggiunto e non un procuratore. Gli feci allora notare che soltanto qualche tempo prima aveva votato un aggiunto come procuratore per un altro Ufficio. Gli dissi che la risposta che mi aveva dato non era vera e da li’ si chiusero i nostri rapporti”. 

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