Boris Johnson apre tutto. Immunità di gregge a ogni costo

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Controcorrente, in controtendenza rispetto a tutta l’Europa. Il Regno Unito, che ha registrato una media di 25.000 contagi al giorno nell’ultima settimana, riapre tutto. La decisione finale sarà presa il 12 luglio sulla base dei contagi dei prossimi sette giorni, ma a meno di un’apocalisse il 19 luglio Boris Johnson riaprirà tutto, raggiungendo quindi l’obiettivo che si era posto nel marzo del 2020, quello dell’immunità di gregge a ogni costo. “Questa pandemia è ben lontana dall’essersi conclusa” ha detto durante la conferenza stampa tenutasi il 5 luglio, alle 17:00 ora di Greenwich, Chris Witty, l’esperto medico del governo di Boris Johnson, mentre il primo ministro ha ribadito che “molte persone ancora si ammaleranno e moriranno” un deja vu del marzo 2020, quando l’infelice considerazione fece il giro del mondo facendo conoscere il lato più oscuro del Prime Minister.

Il Regno Unito riaprirà “ed è meglio farlo subito, ora che le scuole stanno per chiudere e che arriva il caldo, altrimenti saremmo costretti a farlo più avanti, con ben altri rischi”, dice in fondo anche giustamente Johnson. Quello che non convince di questa decisione, dettata dalla necessità di far ripartire l’economia a singhiozzo conseguenza della Brexit, sono le procedure e i metodi. Prima di tutto, l’annullamento del distanziamento sociale, anche al chiuso, unito alla non più obbligatorietà delle mascherine. Lo smart working non sarà più necessario, anzi, d’altronde chi lavora a casa produce ma non consuma e non prende i mezzi pubblici (TfL, Transport for London, ha perso oltre 100 milioni di sterline in mancate affissioni nella metropolitana). Non sarà più obbligatorio neanche l’isolamento volontario se si è venuti a contatto con una persona malata, sarà richiesto però un test quotidiano, una procedura non proprio sicurissima.

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